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mercoledì 18 aprile 2007

Adolescenti...

In attesa degli split di domenica scorsa (mah!), stavo pensando ad una civile discussione avvenuta in quel di Prato circa il movimento giovanile orientistico.
Tutto è nato dalle considerazioni post Monte Stella e dal fatto che la nostra società sportiva fosse al terzo posto, provvisorio, fra i veterani in Coppa Italia.
Ci si chiedeva come poter inglobare così tanti ragazzini ed indirizzarli nel circuito nazionale/regionale.
Da lì, nella mia testa, sono venuti a galla i soliti ricordi (ne ho fatto diventare un post!) e quindi, il raffronto con le mie origini sportive è tornato d'attualità.
Il primo appunto che è stato mosso è stato: "... nelle province autonome i contributi ed i soldi sono maggiori ...."; ripensando al G.S. Costalta, ricordo che il denaro del Comune era davvero molto limitato, mentre i contributi arrivavano dalle Casse Rurali che per statuto destinano parecchi soldi alle attività ludico-culturali. Il controsenso è che a Milano ci sono banche che sono 100 volte più grandi di quella della "mia" Baselga, ma nessuna è interessata a dare denaro ad un gruppo di ragazzi di uno sconosciuto sport. Magari meglio darli al settore giovanile di qualche squadra di calcio!
Altro punto dolente: " ...... i genitori di paese sono diversi da quelli di città ....."; qui sono d'accordo, nel senso che non penso siano stupidi gli uni o gli altri, ma bensì che le mentalità siano davvero diverse. Ricordo che i genitori dei ragazzi pinetani a malapena sapevano cosa fosse l'orienteering e comunque non erano impressionati dal fatto che i figli andassero a correre in un bosco; non credo che non gliene importasse nulla dei propri pargoli, bensì erano propensi ad accettare il rischio che magari tornassero con qualche graffio. In città ho trovato genitori che sono al limite del ridicolo: "... oddio, mio figlio da solo in un bosco, dove vado a cercarlo se si perde, .... poverino stà sudando, stà facendo fatica...." e tanta premura, con la quale non si rendono conto di danneggiare lo sviluppo psichico del ragazzo/a. L'esempio più ecclattante lo prendo sempre dal calcio: al "millepini" di Bedolpian, mai ho visto mio padre a vedermi giocare (aveva ben altro a cui pensare...) ed erano davvero pochi i genitori che assistevano alle partite dei ragazzi; a Milano mi è capitato di assistere a delle partite giovanili, ebbene i peggiori erano i genitori! ho sentito frasi "... spaccagli le gambe...." o bestemmie nei confronti di avversari ed arbitro..... come si può poi pretendere che la gioventù d'oggi cresca in modo genuino?
Un'altro fattore determinante è, secondo me, l'habitat in cui si vive. Sull'altipiano organizzare allenamenti in carta, sedute tecniche, o semplici corse era davvero facile. In dieci minuti ci si trovava in piazza ed in un'attimo si decideva dove e cosa fare.... Il gruppo di adolescenti era poi molto unito in quanto frequentatori delle stesse scuole, bar, compagnie .... l'unico elemento di dissidio era la rivalità amorosa classica di quell'età.
Per attraversare la metropoli milanese ci vuole più di un'ora, magari solo per correre assieme, se poi si volesse andare in carta beh, sarebbe come organizzare una gara vera e propria. Diventerebbe davvero difficile far confluire dei ragazzi in qualche località fuori mano, di genitori disponibili nel pomeriggio ce ne sono davvero pochi, meglio lasciare i propri figli in casa con pc e playstation oppure in centro città con gli amici a bigellonare sfoderando abiti D&G.
Sarò stato, forse, di parte, avrò portato agli eccessi due realtà opposte, ma se le classifiche che vanno dai 16 ai 20 anni sono rade e comunque dominate da atleti/e provvenienti da piccole realtà o dinnastie orientistiche un motivo ci sarà!
Dimenticavo di aggiungere che è, invece, un mal comune, quello di perdere i ragazzi verso la maggiore età per ovvi motivi ...... ormonali!

5 commenti:

Catalano radegast ha detto...

Ciao Marco,
lunedi rispondero a queste osservazioni (per me interessanti) che tu poni...

Meditiamo sul fatto che questa è la prima risposta... e questo fatto secondo me significa gia molto... o meglio spiega molte cose

Saluti dalle ramblas...

Rusky ha detto...

Grazie della risposta, il fatto che sia la prima .... diciamo che il mio blog non è molto conosciuto -))

stefano ha detto...

Diciamo anche che è difficile aggiungere qualcosa a questo intervento... che racchiude compiutamente tutto quello che si può dire sul perchè il percome ed il perquando tante iniziative promozionali non vedono la nascita di qualche campioncino.
Stefano Jacomuzzi riportava una frase (forse di De Coubertin) che diceva che il mondo di chi fa sport attivo è come una piramide rovesciata: per me, per Rusky e per Vince (tre a caso) che continuano a cimentarsi ed impegnarsi ce ne sono 297 che sono venuti una volta e non sono più tornati. Quando i 3 sono diventati 100, è probabile che 1 di loro vada in nazionale... e così via. Triste ma abbastanza vero. In pratica se c'è un Tavernaro è perchè ci sono altri 99 che vengono a farsi la gara con il massimo dell'impegno che possono metterci, sapendo in anticipo che non saranno mai e poi mai citati nei resoconti dell'ori-giornalista (solo per fare un esempio).

Comunque un bravo a Rusky per la sintesi della situazione

Rusky ha detto...

Sinceramente pensavo di essere stato troppo duro nei confronti dei ragazzi milanesi, ma viaggiando giornalmente a bordo di autobus e metropolitana mi sono reso conto di come il mondo sia cambiato in fretta .... (non so in che direzione). Sono conscio che nemmeno in Trentino siano rose e fiori, ma probabilmente il tipo di mentalità permette un cambiamento meno netto e repentino. Dovrei consultarmi con un veneto .....

vincenz ha detto...

Credo sia giusto mantenere la promessa e risponderti...

I ragazzi indubbiamente rispetto alla mia generazione sono cambiati e hanno altri interessi... ma se oggi solo con sforzi immani si riesce a crescere dei vivai non mi sento di dare la colpa esclusivamente a loro e alle diverse tendenze di vita...

E' vero i genitori sono diventati troppo apprensivi e soffocanti... è vero si è verificato un crescente ripudio verso attività spartane soprattutto in città e nelle provincie lombarde, dove oramai l'importante è apparire...
è vero si sono persi i sani lavori di una volta...

ma è anche vero che NOI stiamo troppo tempo a filosofeggiare anzichè agire...
che NOI indietreggiamo quando bisogna dare tempo per gli altri e non vi è un tornaconto personale
che NOI non siamo più mossi da sano spirito promozionale e dal desiderio di dare e ricevere qualcosa ai giovani
che NOI ci costruiamo muri insormontabili per giustificare il nulla che ci attornia e metterci il cuore in pace...

Insomma dal mio punto di vista se molte volte e non parlo solo del nostro sport non si avanza è perchè non si ha la voglia di sacrificare tempo e ci sono troppi campanilismi... o peggio ancora non si ha la "presuzione" di far crescere il movimento... etichettandoci già noi come serie B...

Poi è vero... con i ragazzi bisogna essere coinvolgenti, attenti alla crescita psicologica, sociale ed educativa... insomma un casino di cose ( e forse qui sta il bello ): ma fino a quando molti si ostacoleranno a vicenda questo non sarà realizzabile

Quindi se vogliamo vedere più giovani... prima guardiamoci dentro... vediamo dove stiamo sbagliando e poi via tutti assieme con entusiasmo