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domenica 27 gennaio 2008

Taino in bianco e nero

Secondo allenamento lombardo, in una località che era stata giudicata con una stella nel 2007 a causa di alcune lacune...
Oggi la voce ufficiale dice che il circuito nero è "curve di livello"; sinceramente, se dopo quasi 20 anni di corsa, non ho ancora capito la differenza fra nasi ed avvallamenti, è meglio che io cambi sport!
Dopo aver ritirato la carta, mi accorgo che è tricolore (bianco,grigio,nero) e vi sono riportati i sentieri (peccato non poterli togliere) e le curve di livello (appunto).
Il percorso è un ampio 8, per cui si potrà scegliere la propria strada autonomamente; decido di continuare la lezione di azimut, iniziata nel primo allenamento, aumentando la difficoltà: non prendere i sentieri e soprattutto la mancanza della linea azzurra del nord!
Quest'ultima opzione mi costringe ad usare il bordo del foglio come direttrice di base; purtroppo, ogni tanto, la vegetazione non mi permette di andare dritto ma comunque i risultati sono stati abbastanza buoni.
Sinceramente dovrei ripetere questo esercizio con vegetazione più rigogliosa in modo da dover procedere con meno visibilità; è vero che, in alcune tratte, non sarebbe servito andare ad azimut ma con altre tecniche.
A differenza delle ultime uscite, oggi ho corso solo 50 minuti ma l'ho fatto a ritmo di gara; infatti, i "lunghi" fin qui corsi mi hanno rallentato in velocità e quindi è ora che io ricominci a correre in modo più veloce.
Nel dopo allenamento, mi sono visto la partita amatoriale, con tanto di rissa, fra la squadra di calcio del Taino e del Biandronno: netto 5-0 dei padroni di casa.

domenica 13 gennaio 2008

Si riparte da Tradate

A causa delle abbondanti piogge avevo già rinunciato alla campestre di ieri; volevo bissare con l'allenamento di oggi, ma poi, per rispetto di coloro che si sono impegnati in questo ingrato ruolo ho voluto partecipare comunque.
Ecco, dunque, in primis, un ringraziamento a Mario e Jaime ed a coloro che si sono prodigati per la disputa di questi allenamenti invernali; altro ringraziamento va al Varese Or. che ha regalato le cartine utilizzate.
A tal proposito, è mia convinzione personale, che 1-2 euro di rimborso cartine/spese, non sia per nulla scandaloso anche perchè, in termini economici, la trasferta costa senz'altro di più.
La partecipazione è stata buona, vicino ai volti noti da molti anni in Lombardia ho intravvisto nuove leve anche se non mi è sembrato di riconoscere il previsto pulmino "Interflumina".
Alle ore 10, la breve spiegazione di Mario, introduce l'inizio dei lavori; ci sono tre tipi di percorso che in ordine crescente di difficoltà sono definiti come blu, rosso, nero.
Personalmente ho scelto il nero, in quanto il mio obbiettivo giornaliero è quello di correre più di un'ora nel bosco e provare l'azimut in cui mi sento scarso.
Conoscendomi, so già che non seguirò alla lettera le istruzioni, ma che varierò, a seconda delle mie esigenze e sensazioni le varie tratte. Dopo la copiatura del tragitto, in modo grossolano e poco comprensibile mi avvio alla partenza; il giro prevederebbe una prima parte riservata al percorso "segui John", cioè correre seguendo perfettamente la linea tracciata sulla carta. Vi sono, in successione, alcune lanterne (in realtà nastri di colore verde) da trovare ad azimut e la parte finale con tratti lunghi dove è necessario fare delle scelte iniziali ben definite.
Appena partito ho già voglia di correre e leggere poco la carta; fortunatamente il primo esercizio è abbastanza lontano dal ritrovo e questo mi permette di scaricare un di adrenalina. Appena esco dal sentiero capisco che i colori sono cambiati, ma i rovi ed i rami insidiosi sono sempre lì.
Per questo motivo, non seguo perfettamente il filo invisibile del primo esercizio; anzi, appena trovo il ruscello ingrossato dalle piogge decido candidamente di fare un largo giro ed attraversarlo sul ponte.
A questo punto decido di passare direttamente al secondo step, quello che m'interessa decisamente di più; finalmente riesco a mettere in serie una quantità accettabile di lanterne fatte ad azimut, nonostante rami, alberi e quant'altro mi obblighino ad avanzare in modo non lineare.
Le tratte lunghe diventano un buon allenamento fisico: oltre alla corsa, vi sono ostacoli naturali che aumentano il carico di lavoro; ecco, quindi, che valloni, rovi, cespugli m'impegnano in modo costante sia fisicamente che tecnicamente.
Gli ultimi 10 minuti sono, invece, di corsa pura, lungo i sentieri che riconducono al ritrovo dove mi attente un insperato bicchiere caldo di thè.
In conclusione, ho centrato i miei obbiettivi, cioè correre circa 90 minuti e soprattutto essere un più convinto di saper utilizzare meglio la tecnica ad azimut.

venerdì 4 gennaio 2008

2007 - Un anno di orienteering

L’inizio dell’anno nuovo e le vacanze, mi hanno portato una nuova ventata di passione per il nostro sport. Ecco quindi scattare la nuova sessione di allenamenti; nonostante la caduta della neve che, anzi, da un tocco particolare alle corse sul fondovalle solandro.
Fortunatamente, prima della spruzzata bianca sui boschi trentini, sono riuscito, dopo quasi tre mesi, a fare un percorso nel bosco; ho scelto la zona di Stegal, cioè 7 larici.
Devo dire che questa cartina, come altre “nonese”, mi mettono in seria difficoltà: è un tipo di terreno e di disegno che faccio fatica a digerire. Forse è per questo che ne sono attirato ed anche questa volta ho avuto più di un problema a localizzare il punto che mi ero prefisso sulla mappa; ad onor del vero, quando traccio per me stesso, cerco sempre di farlo in modo da mettere in difficoltà l’atleta (sempre io) che correrà nel bosco; in poche parole è una sfida fra il Marco tracciatore e quello orientista.
A parte il discorso allenamenti, volevo chiudere, con questo post, l’argomento 2007.
Il succo della stagione è rappresentato dalla medaglia color argento della classifica di Coppa Italia. Eh sì, mai avrei immaginato di salire sul podio (purtroppo ho saltato la premiazione non sapendo del suo svolgimento… sigh!) con due “miti” master! E’ vero: ho approfittato della gara in più, ma essere arrivato fin qui, rappresenta per me (HB nel 2000), un grande traguardo ed una grande soddisfazione.
Nel circuito di coppa sono partito bene ad Aviano, dove un grossolano errore di Sacchet, mi ha regalato una storica vittoria su una carta abbastanza normale. La seconda tappa, quella di Prato, ha rappresentato una delle più belle gare della mia carriera orientistica: la scelta del tratto lungo e la rimonta su Roberto P. rimarrà un’icona nei miei ricordi.
Laghi di Fusine, la carta meno indicata a voler rischiare…. Purtroppo, la mia condizione fisica ha inciso sulla tattica di gara: stavo troppo bene e dopo un’ottima partenza, ho continuato a tirare forte sebbene il terreno non fosse indicato; alla fine gli errori sono stati troppi, ma avevo voglia di mettermi alla prova.
La quarta prova coincideva con i campionati italiani long; arrivavo dall’infortunio ed il terreno veloce non mi favoriva; nonostante ciò e l’errore iniziale, la classifica, dal secondo al quinto posto (il mio), era davvero accorciata in modo tale d’aumentare il rammarico per uno storico podio.
La finale si svolgeva in quel paradiso orientistico di San Giovanni… lì, ho voluto capire quanto fossi in grado di fare su terreni non semplici: ho avuto risposte positive sia in termini di orienteering che di classifica.
Al termine del circuito mi colloco “moralmente” al quarto posto dietro Roberto P., Antonio B., Rudi M.
Detto del campionato long, rimangono in sospeso gli altri due: la gara sprint a Fusine rimarrà un eterno rimpianto…. L’errore mentale (quando si dice “mancanza di esperienza a correre ad alti livelli”), mi è costato il podio e poco mi consola vedere nomi importanti classificati alle mie spalle.
Il campionato middle era partito bene: la semifinale mi dava grande soddisfazione, poiché fisicamente ero a posto e tecnicamente gli errori arrivavano nel finale e poco incidevano nella condotta di gara.
Purtroppo, la domenica, le cose andavano diversamente: subito un brutto errore, poi il sorpasso del duo Anuchkin-Carenini, una buona ripresa fino al punto spettacolo (ero a 50” dal vincitore), ma poi la zona lotto-tecnica sparigliava tutti i pronostici.
Capitolo cinque giorni: di quella italiana mi è rimasto un bel ricordo (escluso l’ultimo giorno); correre contro gente del calibro di Anders Berg, da solo stimoli a migliorare. Le cartine, tecniche, mi hanno regalato la possibilità di mettermi alla prova in modo costante; per questo, a parte qualche errore, sono felice della mia prova. Ho perso la sfida con Enrico ma, dopo il suo quarto posto in coppia con Leo P. (che il buon Enrico ha definito lento ….), mi sento di dire che lo scarso è lui!
Highland open, altra bella sfida con un norvegese molto bravo ed un francese vecchia conoscenza lombarda… ma come potrei dimenticare il podio finale!
La cinque giorni francese mi ha un po’ deluso: cartine e percorsi non all’altezza di una gara internazionale; per fortuna che ero andato lì per fare il turista sulle spiagge oceaniche.
Il resto della stagione è stato abbastanza regolare; non ho puntato al trofeo Lombardia, ho fatto più gare in Ticino ed in Trentino per variare i terreni di corsa. Ho partecipato all’Arge Alp ed al trofeo delle Regioni senza essere in condizione ideale.
Capitolo staffette: campionati italiani, un nuovo podio con una mia brutta prestazione, con la sagoma di Bussi sempre lì davanti; il destino ha voluto dare la rivincita al Faenza (beffato dalla Lucia S. al Terminillo). Campionati trentini: ovvero una gara free trasformatasi nella gara più coinvolgente dell’anno! Grazie Stegal.
Non meno importanti le staffette corse con Luca B. a Marilleva, ma soprattutto le “lui-lei” ticinesi….
Finalmente (per chi legge), si chiude la stagione scritta del 2007, anno in cui è nato questo mio blog.

martedì 1 gennaio 2008

Un 2007 a stelle

Approfittando della settimana di riposo in quel di Marilleva, ho avuto modo di tornare ad osservare la stagione orientistica 2007 con la dovuta calma; in questo post ho voluto sintetizzare la stagione in modo molto semplice:
dando dei voti (espressi in stelle) a 4 voci relative ad una gara.
Il primo giudizio è attinente alla mia forma fisica con annessa performance; nella maggior parte della stagione la forma è stata buona, ci sono stati picchi a maggio-aprile e cali paurosi in maggio-giugno (complice il caldo primaverile) nonché a settembre a causa dell’infortunio.
La seconda voce riguarda il risultato puramente tecnico cioè la lettura e l’interpretazione della carta; ovviamente ogni prestazione è rapportata alla difficoltà del terreno: una gara pulita in un centro storico, può dare al massimo una prestazione regolare (tre stelle), mentre qualche errore in un bosco difficile è stato valutato diversamente alto.
La terza colonna rappresenta la mia soddisfazione personale guardando la classifica: la valutazione non riguarda la mera e propria posizione, ma la visione complessiva del lotto dei partecipanti e della propria gara.
Ultima valutazione è quella riservata alla trasferta, intesa come gara, cartina, terreno, organizzazione: in poche parole che cosa mi è rimasto di quella trasferta.