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domenica 30 marzo 2008

Collina morenica

Sembrava un week end davvero sfortunato quello appena trascorso; un RIT. ed un PM. causati da eventi indipendenti dalla mia volontà!
Arriviamo sabato pomeriggio presso il ritrovo di Villarbasse non senza problemi di viabilità: da Rivoli non è stato semplice capire quale fosse la via giusta per questo paese.
Stegal, speaker della due giorni, ha già fatto il percorso M35 ma non al buio e preannuncia un bosco non proprio bianco.
Avendo scelto di fare il percorso elitè indosso i mio pettorale personalizzato, ma mi trovo veramente a disagio trovarmi gomito a gomito con gli elitè veri: per fortuna che, appena dietro, ci sono Cipriani, Pilat, Dissette, cioè master che non mi fanno sentire proprio un pesce fuori d'acqua.
Ho già scritto che correre la notturna con la mia pila, appena sufficiente a leggere la carta e vedere dove metto i piedi (non sempre), è il massimo dell'orienteering: ogni oggetto, particolare del terreno, distanza, va elaborata mentalmente e proiettata sulla carta pena non ritrovarsi più in condizioni ottimali per il proseguimento della gara.
Viceversa, i fari potenti, magari più di uno, permettono una marcia nel bosco davvero incomparabile con la mia visuale molto ridotta.
Detto ciò, si parte in massa; subito tutti scattano d'istinto senza curare molto la lettura della carta: forse, solo quelli davanti capiscono dove stanno andando....
Le prime 3 lanterne sono uguali per tutti: per me è uno spettacolo, da dietro, vedere quella massa di luci, più o meno potenti, dirigersi verso un unico obiettivo; durante la corsa mi trovo nelle retrovie con Julia che fa una fatica terribile a leggere la mappa.
Altro spettacolo la divisione del gruppone in due tronconi per andare alla 2; io sono già da solo con i miei problemi visivi, ma davanti e a destra vedo i fasci di luce che fanno testa a testa per giungere davanti al secondo controllo; fortunatamente la mia scelta è la migliore e questo mi fa recuperare sulla coda del gruppo dove riconosco Cipriani e Gottardi.
La terza lanterna è il centro dei tre loop previsti: da lontano vedo le luci disperdersi per il bosco e capisco che da lì inizierà la mia gara.
Dirigendomi verso la quarta lanterna, attraverso i campi, mi trovo improvvisamente disteso a terra infortunandomi ad un braccio (botta che mi farà dormire male); salgo nel bosco e riconosco i vari sassi non perdendo molto tempo a trovare la prima striscia fosforescente; bene anche la successiva e ritorno alla lanterna centrale girando largo a causa del recinto.
l secondo giro prevede un pezzo di strada già fatta in precedenza, arrivo al bordo del prato e m'inoltro nel verde; da dietro vedo avvicinarsi i fari potenti di qualcuno in gamba: sono Tenani e, mi sembra, Seppi. Avanziamo a zig-zag finchè li vedo punzonare: sinceramente sono sorpreso nel vedere una botola di cemento anzichè una radice! come distinguere una X verde da una azzurra?
Andando alla successiva, loro si allontanano e io mi trovo spiazzato poichè arrivato al sentiero vedo un spazio vuoto davanti a me; sulla carta dovrebbe esserci un bosco.... mah, mi sposto ad est ed intravvedo le luci della casa in alto. Capisco che sono lungo e ritorno sicuro sul pendio che porta al sasso della mia 9.
Nuova punzonatura alla lanterna centrale, dopo un lungo trasferimento su sentiero ed inizio del terzo giro. Salgo con grande precisione alla lanterna 11 e mi avvio verso la 12 quando vedo sbucare davanti a me la sagoma di Tavernaro; questa distrazione mi è fatale in quanto memorizzo la strada che va alla 15 e non alla 12. Infatti appena lui punzona mi accorgo che non è la mia 12 ma la 15! poco male, la 12 non è poi così lontana.... avanzo sul sentiero ed alla curva mi butto nel bosco; ok, ora verso la 13.... bel numero: qui finisce la favola notturna!
Innanzitutto voglio precisare che chi ha riconosciuto, sulla carta, la curva della canaletta merita 10/10 senza visita oculistica! io avevo memorizzato il quadrato di verde 3 nel verde 2: ma come fare a riconoscere la differenza di notte? la risposta è venuta da sola: quando sono passato per il bosco fitto un ramo mi ha strappato il coperchio delle batterie col risultato che nel fogliame ho lasciato anche le pile ricaricabili.
A quel punto è cambiato il problema: non dov'è la 13 ma dov'è l'arrivo? Come in un vero memory ho corso a ritroso con la mente e non mi è stato difficile, orientisticamente tornare a casa; qualche problema maggiore nel vedere dove mettevo i piedi!
Andata male la notturna ci siamo consolati in pizzeria: i vicini di tavolata erano la combinazione Forestale - Gronlait ma almeno lì non mi sentivo a disagio.....
Dopo una pessima dormita, combinazione di dolore al braccio ed ora legale, oggi il ritorno al campo gara: un bel pianetto in cima alla collina con spazio a sufficienza per contenere il popolo orientistico.
Partenza vicina, anche se in ritardo, quindi tempo a disposizione per fare quattro chiacchiere con amici ed avversari; il bosco non promette nulla di piacevole, mi sembra di rivedere certi boschi liguri e lombardi devastanti per gli arti superiori ed inferiori.
Appena osservo la cartina a -1 ho la certezza che sarà una gara monoscelta: sentieri e solo sentieri!
Le prime due lanterne sono le uniche che offrono una leggera possibilità di scelta: l'alternativa al sentiero è la rampa nel verde! accetto questa alternativa e corro fuori dai trattini neri. Non ho difficoltà a trovare i punti anche se alla due sono convinto che il punto fosse "collina lato sud"; non avendo preso la descrizione punti cerco conferma sulla carta ma, con sorpresa, non trovo stampato nulla! per fortuna noto quel minuscolo puntino nero semicoperto dalla striscia blu.
La tratta per la 3 è banale, soprattutto perchè prendo il sentiero; noto Marco Bezzi che cammina sconsolato e cerco di invogliarlo, poi mi dirigo verso il punto; arrivo leggermente a destra e vedo il sasso, mi giro e scorgo la roccia. Rimango nella parte bassa, dove per logica dovrebbe essere posata la lanterna ma non vedo nulla... guardo la carta, osservo un in giro ma mi convinco sempre più di essere nel posto giusto. Mi viene in mente che durante la notturna erano sparite 6 lanterne!
Immagino che questa possa essere la settima e già decido di allontanarmi guardando a terra se ci sia qualche coriandolo (non so se si usano ancora...); improvvisamente, mimetizzato nell'ambiente noto il metallo del paletto piantato sopra la roccia fra due alberelli! il telo non c'è più e la mia mente dice "no telo-no stazione" e di conseguenza punzonatura sulla carta senza aver cercato con lo sguardo la scatola rossa che, dal basso, proprio non si notava.
Le tratte successive diventano una corsa campestre: perdo una ventina di secondi a trovare il sasso n.4, più pericolosa la lanterna 6 superata indenne, lungo trasferimento alla 7 dove incrocio Dissette intento ad attaccare il punto 11; in questo frangente memorizzo la zona giusta per il successivo ritorno.
Prima del termine della salita supero Storti, mio vecchio avversario HB; qui la gara inizia a diventare monotona poichè non ci sono alternative ai sentieri.
Perdo un minuto alla 9 in quanto arrivo alto, precisamente al sasso 10 metri sopra; lo intuisco facilmente ma il tempo è perso lo stesso.
Le due lanterne successive sono "fettucciate" nel senso che non si può sbagliare davvero; appena trovata la 11 decido che sono stufo di buttarmi nel verde ed anzichè tagliare faccio un giro largo; appena in tempo per scappare dall'aggancio di Grilli partito 4' dopo.
All'arrivo segnalo il problema della lanterna 3, ma le prime classifiche mi danno come PM.... fortunatamente il buon senso di coloro che ho interpellato, fra cui Carbone a cui ho soffiato il podio mi hanno permesso di non rendere un fallimento questa trasferta torinese.
A parte il lato agonistico, devo dire che non mi sono entusiasmato per questa gara: mentre la notturna è una cosa a se stante, da una gara di Coppa Italia mi sarei aspettato qualcosa di più tecnico. Non voglio criticare coloro che con sacrificio e passione hanno organizzato la prima gara nazionale, ma in alcune cose è emersa l'inesperienza a gestire questo tipo di eventi.
Dico questo pensando al tipo di bosco/terreno, tracciati, stampa delle carte; piccoli dettagli che però emergono nel contesto di una manifestazione comunque ben riuscita.
Parlando con Bepi si concordava sul fatto che questa cartina sarebbe ottima per la mountain bike; ecco, penso che il ritorno in questa zona potrebbe essere in occasione di una Mtbo!
Per chiudere la giornata, la chicca dell convocazione ufficiosa all'Alpe Adria: Stegal (presidente del gruppo GOK) non ha concesso il suo benestare in quanto quel periodo la formazione è chiamata a difendersi nel trittico della val di Non!

domenica 16 marzo 2008

2 Giorni del Ticino - 2^ tappa

Il ritorno a Novaggio, questa mattina, iniziava sotto cattivi auspici: tempo piovigginoso ed incidente autostradale che ci costringe ad un'imprevista deviazione.
Arriviamo comunque in tempo; ritiro del pettorale progressivo di partenza con stampato l'orario dello start (davvero una bella idea), scelta della compagnia (Stegal e Brambi) per trascorrere la mezz'ora di strada che ci separa dal lancio.
Come già scritto ieri, oggi sarà davvero difficile correre in solitario; già sento strategie di gara da parte degli altri master anche se alla fine vengono buttate lì per scaramanzia.
E' tempo di partire: davanti ho Checco G. dietro una coppia di atleti (Bettelini-Cantoreggi) che avrò il piacere di conoscere....
Al via scelgo di rimanere in quota anzichè seguire il sentiero, l'idea non sarebbe male se non fosse che si rivela lenta; infatti in zona punto ecco arrivare i miei inseguitori che con molta sicurezza individuano il sasso giacente una decina di metri sotto di me.
Vabbè, i 20"-30" di vantaggio sono già sfumati e mestamente mi accodo al duo; il secondo punto è forse l'unico dove, anzichè seguire la mia testa, ho lavorato di sponda. Infatti, arrivati in zona punto, iniziamo a cercare casualmente, ma io sono conscio che siamo ancora alti; eppure anch'io mi metto a girare a vista! dopo circa 30", Bettelini (uno dei due compagni d'avventura) scende ed individua la lanterna.
Comincio a capire che sono entrambi più agili nel bosco ed il rischio di perderli è alto; per questo, inizio a pensare di correre singolarmente e lascio che loro vadano per la loro strada.
Al punto 3, nonostante la scelta differente arrivo subito dopo Stefano B. mentre non vedo più la tuta bianco-arancio di Sergio (Cantoreggi).
Verso la lanterna successiva, la sagoma giallo-nera che mi precede inizia ad allontanarsi; fortunatamente la mia scelta si rivela migliore di altre ed arrivo nuovamente alla lanterna alla pari con entrambi.
Praticamente obbligate le scelte 5 e 6 dove siamo ancora assieme ma con l'indiavolato Bettelini a fare da traino.
A sorpresa, sul lungo sentiero che porta alla 7 mi ritrovo davanti a fare da apristrada; dietro sento la presenza di Cantoreggi che, appena inizia la discesa, mi supera e mi porta alla lanterna dove, ancora con maggior sorpresa, raggiungiamo Checco; vicino non vedo Stefano B.... le due lanterne successive mi dimostrano dove sono veramente scarso: Sergio scende con una velocità e precisione veramente impressionante, mentre io cerco di salvare le gambe e la direzione appoggiandomi a qualche particolare naturale.
All'inizio del sentiero che va alla 10 vengo superato anche dall'elemento mancante del terzetto... stringo i denti e lo tengo a distanza.
Qui succede un fatto davvero particolare che determinerà il proseguio della gara: Cantoreggi (che io non avevo visto) e Bettelini sbagliano il conto degli avvallamenti ed anticipano la discesa sul naso; io, davvero sorpreso, ho qualche riluttanza a seguirli e rischio di seguire la mia testa: continuo sul sentiero sperando di aver memorizzato bene la tratta! la sagoma, in lontananza, del Checco mi fa capire di aver scelto bene.
Qui inizia la mia gara solitaria: trovo bene il punto 10 e continuo, in modo corretto, la mia corsa verso 11 e 12 dove sono a ridosso del Checco rallentato dall'acqua posatasi sui suoi occhiali.
Anche il punto 13 non mi da problemi e nel mio mirino c'è sempre la tuta giallo-rossa-blu del Gold Savosa; l'uscita verso il punto successivo è rallentata dal verde fastidioso ma arrivo sicuro al muretto sotto il punto: salgo in cima e cerco i due sassi.
Purtroppo la vegetazione non è così netta come in carta e non mi accorgo di passare molto vicino al punto; scendo un , inizio a cercare quando scorgo la sagoma di Cantoreggi! penso che stia per punzonare e lo seguo per dieci metri, ma capisco subito dopo che deve aver appena trovato il controllo. Infatti risalgo il pendio e trovo ciò che cercavo! peccato, avrò perso più di un minuto in un punto nemmeno tanto difficile.
Continuo la mia gara e supero agevolmente l'ostacolo 15 dirigendomi successivamente a cercare il rettangolo giallo punto d'attacco per la lanterna; sinceramente non mi sembrava di averla fatta male ma presumo che solo in questa tratta anche Bettelini possa avermi superato! infatti lo intravvedo mentre scende dalla 17 verso l'arrivo mentre io arrivo dalla strada asfaltata.
Al finish ho la conferma che sono l'ultimo dei 4 protagonisti del mio racconto; sinceramente è giusto così: oggi ho capito cosa vuol dire correre ad alti livelli ed ad alti ritmi, il bosco e gli avversari hanno evidenziato i miei punti deboli soprattutto la mancanza di allenamento in discesa e di agilità nel correre fuori dai sentieri.
Ma a parte la mia prestazione, ciò che mi ha colpito è stata la professionalità con cui si è interpretata questa "caccia": nessuno si è messo a fare la "zecca", ognuno ha fatto le proprie scelte, nessuna parola o domanda è mai stata pronunciata durante la gara; nonostante la presenza altrui era come se si viaggiasse da soli.
Sì, mi sono divertito e ho notato che solo una categoria (giovanile) è arrivata allo sprint. Probabilmente il terzetto che si giocava il terzo posto in H40 avrà agito diversamente ma quella è un'altra storia; la mia è quella di aver vissuto le stesse sensazioni della staffetta trentina con Stegal (o Degal).
Al termine della gara è apparso anche il sole che ha accompagnato la premiazione a base di colombe pasquali; la gentile Bea (avendone portate a casa tre) ci ha fatto partecipi di questo premio inusuale per una gara d'orientamento.
Ora, dopo questi ultimi doppi weekend, mi concedo un di riposo in vista della notturna di fine mese.

sabato 15 marzo 2008

2 Giorni del Ticino - 1^ tappa

Prima trasferta stagionale in terra elvetica quella odierna; non una semplice promozionale bensì la più famosa 2 giorni del Ticino.
Mano a mano che ci avviciniamo al ritrovo, capisco la zona dove dovrò correre; infatti, noto che è dalle parti di Cademario dove l'anno scorso corsi un TMO.
Dal dislivello e dalla lunghezza immagino che bisserò la fatica del parco dei colli; non fa nulla poichè quest'anno mi mancano allenamenti sotto sforzo e non c'è di meglio che farsi 50 metri di dislivello tutti insieme....
Arriviamo alle scuole di Bedigliora proveniendo da Miglieglia e notiamo una serie interminabile di fettucce lungo la strada; sinceramente non capiamo subito cosa segnalino poichè sono abbastanza lontane dalla zona del parcheggio.
Parcheggiamo proprio nel momento in cui arrivano 2 auto, targate italiane, ma dalle quali scendono un gruppo di ragazzi/e biondi con tute bianco-azzurre: è il gruppo della nazionale finlandese! la mia ignoranza non mi permette di associare nomi importanti, letti sui vari siti, ai visi di coloro che mi sono accanto: per fortuna che ci saranno Ale Dipa e Stegal a farmi da guida.
In zona ritrovo, incontro vecchi volti: Roby T., Oleg, Moritz oltre ai più giovani italiani presenti in buona quantità e qualità.
La partenza dista 45' al passo ed inizio a capire la lontananza di alcune fettuccie e bandierine; con alcuni commentiamo che in Italia una partenza simile sarebbe molto criticata.
Come accompagnatori scelgo Ale ed un ragazzo del JPT; durante il lungo tragitto parliamo della sua carriera cestistica e di altri argomenti che vengono spezzati dal passaggio dei vari concorrenti finnici e non solo; è in questo frangente che Ale da il meglio di sè, snocciolando cognomi e risultati a memoria.
Rimaniamo davvero impressionati dalla massa muscolare delle braccia di una delle due campionesse mondiali 2007: al limite dell'anoressia!
Il riscaldamento è uno spasso poichè, oltre ai vari campioni presenti, c'è n'è uno che osserva con insistenza il nostro Dipa.... forse si rivede in lui con qualche anno di meno! il problema è quel tizio si chiama Peter Muller e qualche anno fa vinceva medaglie nella discesa libera.
Dopo questo rilassante prologo è ora di concentrarsi: anche oggi partirò con il solo bricchetto; ormai bussola e descrizione punti sono quasi un impiccio.
La prima lanterna è insidiosa in quanto bisogna rimanere perfettamente in quota; arrivo giusto ad una lanterna vicino ad un sasso e punzono, ma chissà perchè non sono convinto e controllo il codice: 31. Fortunatamente questa volta ricordo subito che in carta c'è la descrizione punti e questo mi salva in quanto quello era il sasso segnato un centinaio di metri prima del mio.
Scampato il pericolo PE, attacco bene le successive 3 lanterne posate in modo strategico a cavallo dell'unica zona "poco ripida" della carta.
Il quinto punto è, secondo me, il più difficile: lo si attacca dall'alto su un pendio ripido senza avvallamenti o nasi, i pochi riferimenti sono dei sassi sparpagliati; a quel punto faccio una scelta più decisa cioè scendere fino al muretto e risalire a colpo sicuro. La scelta non è stata male ma il rammarico è stato quello di essere passato a circa 10 metri senza vedere il telo bicolore.
Il punto sei non è difficile anche se costringe a correre su un terreno ripido ricoperto di fogliame e alberi a terra; appena parto verso la sette sento alle mie spalle un paio di atleti che respirano affanosamente mentre si avvicinano... uno di questi è Jacopo B. che mi supera, ma mi fa da riferimento per la lanterna successiva: infatti solo nel tratto di discesa ripida mi da qualche metro ma in zona punto arriva qualche secondo in anticipo.
Durante l'ulteriore discesa lascio strada al secondo atleta che, con sorpresa, è un'atleta finnica.
Quello delle discese ripide è un mio punto debole: siccome sono restio a farmi il taping scendo con estrema cautela conscio che un infortunio mi farebbe perdere la forma e giorni di lavoro.
In quest'ottica, dopo il trasferimento obbligato anzichè scendere dal ripido pendio continuo sulla strada per raggiungere il punto da una direzione più dolce.
Il punto 10, dopo il tratto asfaltato propone varie scelte d'attacco: io opto per la via più diretta ma che viene rallentata dal sottobosco; a fine gara constaterò che ci sarebbe stata una scelta migliore.
I controlli finali non offrono grossi problemi tecnici bensì uno sforzo fisico per superare i vari saliscendi degli avvalamenti ripidi.
Dopo il punto 11 noto l'arrivo di Oleg, partito 6 minuti dopo; stringo i denti e cerco di non farmi raggiungere; con soddisfazione riesco a salvare 30" che, classifiche alla mano, diventeranno il distacco dal vincitore di tappa.
Le sorprese non erano però terminate: il ritorno al ritrovo diventava un lungo defaticamento di quasi 20'! (e non di cammino...); solo allora capivamo cosa servissero tutti quei nastri bianchi.....
Domani si parte a caccia: sinceramente mi piacerebbe viaggiare da solo ma, visti i distacchi, sarà difficile in quanto, davanti a me, ci sarà un inevitabile assembramento che si giocherà, come minimo il terzo posto.Infine una chicca personale: a parte la foto di Janne Salmi, tecnico della nazionale di Finlandia e grande orientista mondiale, il buon Stegal mi ha presentato al suo amico Pasi I.; oltre a sottolineare che in comune abbiamo il cattivo rapporto con la bussola non è mancata la sua solita famosa frase tradotta in inglese: "ex Italian relay championship master" (non assicuro la mia esatta traduzione.....)

domenica 9 marzo 2008

Parco dei Colli

Non c'è due senza il tre.... ed ecco che così ho aggiunto una nuova polo del collegio S.Alessandro a quella che già avevo assieme alla felpa! a quando i pantaloncini?
A parte l'aspetto goliardico, il week end bergamasco si è concluso bene; il sabato pomeriggio abbiamo partecipato al centro storico di Bergamo (di cui non voglio scrivere nulla), una cittadina talmente vicina a Milano che non ho mai visitato! Un giorno soleggiato tornerò a vedere se, il panorama grigiastro di ieri, diventerà una meraviglia.
Oggi, la partenza tra gli ultimi atleti mi ha permesso di fare le cose con calma; il clima, ideale per me, mi dava le giuste sensazioni.
Lasciata Mary a fare la dog-sitter all'infortunata "Stella", mi avviavo attraverso i prati e campi verso la partenza: sapevo che quello sarebbe stato l'unico pezzo di pianura che avrei trovato.
Infatti, la carta di gara rappresenta, appunto, una serie di colli tutti adiacenti e con versanti davvero ripidi; il colore dominante è il verde che, per fortuna, non era nel suo massimo splendore.
Non so chi fosse il tracciatore ma, 4100 X 280 e la presenza di Etter in zona, mi facevano subito capire che la gara sarebbe stata l'antipasto della prossima 2 giorni del Ticino.
Parto nella morsa degli AAA Genova: davanti Carbone, dietro Di Stefano; fortunatamente la prima lanterna è abbastanza lontana e tutta in pianura permettendomi di entrare in carta.
Infatti, sbaglio la valutazione della posa della lanterna rispetto al torrente; scelgo il sentiero fin da subito ed arrivato in zona punto ho la fortuna di poter attraversare il suo letto senza grossi handicap.
Punto successivo senza grossi problemi ma che mi riserva una piccola sorpresa: noto la tuta di Carbone che si sta allontanando! galvanizzato forzo il ritmo in un posto inadatto: le lanterne dalla 3-7 sono vicinissime ma in un bosco davvero intricato.
Nonostante ciò, arrivo molto bene a circa 10-15 metri sopra la tre, trovo l'avvalamento ampio che sta a sud del punto, il problema è localizzare la piccola roccia; mi faccio attirare da un piccolo avvallamento (quello nel verde3) e capisco che dev'essere per forza quello a sud. Ritorno nel pianetto e cerco ancora un ; scoraggiato scendo qualche metro e noto quello che potrebbe essere il cocuzzolo: sì, è proprio quello e la lanterna lì di fianco!
Sono incavolato: avrò buttato circa 3 minuti rimanendo nel cerchietto ed in una gara middle è molto; psicologicamente stò mollando ed allora do un'occhiata al tracciato e mi dico: se non sbaglio più posso ammortizzarli!
A quel punto riparto molto deciso, non avendo nemmeno la descrizione punti (solo verso metà gara mi sono ricordato che c'era anche sulla carta) e senza bussola, rischio il PE ad ogni lanterna, ma sono conscio che, se sarò concentrato, non ci sarà bisogno di controllare i codici.
Fortunatamente esco bene dalla zona intricata; il problema è, ora, il trasferimento alla otto: decido di fare tanta salita ma di andare sul sicuro. Purtroppo non ho notato una scelta ancora migliore forse perchè costringeva, all'inizio, a prendere una direzione diversa dalla linea rossa.
Fisicamente non sono al massimo, in quanto sento l'oretta corsa il pomeriggio prima sui saliscendi di Bergamo alta.
Punzono senza perdite di tempo la 8 e la 9, mentre andando alla 10 non scelgo subito il sentiero; tento di tagliare, ma un'inaspettata zona gialla mi crea confusione ed allora decido di scendere e prendere la via più sicura; finalmente incrocio anche qualcuno e nella fattispecie il mio compagno di club Alessio.
Non pago della salita già fatta, riesco ad alzarmi di altri 15 metri per andare alla 11! da lì all'arrivo ci sono una serie di lanterne posate a toboga, cioè ad alternarsi sui versanti della cresta centrale; penso che la 14 e/o la 15 siano state salite abbastanza gratuite. E' vero che si potevano fare in costa ma tecnicamente non aggiungevano più nulla alla gara.
Ritorno verso il ritrovo senza avere idea di come possa essere andata, quei tre minuti potrebbero pesare ma vicino a me non vedo tute genovesi.... è anche vero che oltre 50 minuti di gara non rappresenta proprio un tempo middle.
Alla fine scopro che non è poi andata così male, anche se il confronto impietoso con gli MA lascia poche speranze: il problema è che tra di loro c'è anche il campione regionale uscente che quest'anno avrebbe fatto tripletta (anche noi abbiamo una specie di Guergiou).
Riconsegnata la piccola Stella alla legittima proprietaria ritorniamo a casa sotto una sottile pioggia che comunque ci ha risparmiati.

lunedì 3 marzo 2008

Il parco delle Cave e l'allenamento fantasma

Quello che sembrerebbe il titolo di un film è in realtà il succo del mio week end.
Sabato mattina sono stato alla seconda prova della Milano nei parchi; inizialmente non era mia intenzione andarci ma, a causa del solito amico, che ti dice "... quando fate una gara qui vicino vengo a provare....", ho cambiato programma.
Tralasciando il bidone del "solito amico", devo raccontare l'esperienza fatta, dal lato organizzativo, allo start con i partenti.
Innanzitutto, devo dire che solo la grande capacità organizzativa del gruppo GOK e d'intorni ha potuto rendere semplice quello che in qualsiasi realtà viene pianificato per tempo.
Come già letto sul blog di Stegal, il "presidente" non vuole mai pesare sugli altri e questo comporta pregi e difetti: sabato mattina alcuni compiti non erano ancora pronti ed ecco allora mettersi in moto la catena di montaggio....
Tra le facce impegnate a pinzare descrizioni punto ricordo Roby, Farah, Martina, a preparare la partenza Marco L. con Adele e Stefano B., mentre Piero e Attilio preparavano l'arrivo; la presenza di Steve e Joanna si notava dai loro compagni 4 zampe...
A supervisionare il tutto LUI, il "mostro" dal cervello multiuso in simultanea: risponde ad uno, saluta un altro, parla con un terzo e così via sempre con garbatezza e la giusta calma cercando di mantere il sorriso sulle labbra.
Iniziamo presto a far partire la massa di scolari che si sono riversati sul prato adiacente il parcheggio del ritrovo.
Prima vado a distribuire le cartine al ragazzo di turno e spiego, in un minuto scarso, il rudimento principale: tenere la cartina a nord e seguire i sentieri!
Più tardi mi sposto alla chiamata, con Stegal ed Adele, a trascrivere i minuti di partenza; lì, si consuma la tragedia tragicomica del dover trasformarsi in: persona adulta, "già campione italiano", docente part time, nonchè psicologo.
In quel frangente, dal nugolo di ragazzi che lentamente si assotiglia, arrivano le domande più disparate: "...ma se ci perdiamo chi viene a trovarci?", io: "..l'elicottero"; ".... ma quel cane vicino alle cartine cosa ci fa?", io: " .. controlla che prendiate la cartina giusta"; "... ma quant'è il tempo limite?", io: ".. dipende dalla lunghezza del vostro cognome".
In queste condizioni scorrono via quasi 2 ore di partenze; c'è chi si accorda col compagno per correre assieme non sapendo che la gara è a cronometro e non si vince arrivando allo sprint, c'è chi pensa che ".. l'importante era farsi un giro"; ogni tanto spunta qualche faccia conosciuta, in altri frangenti persone completamente a digiuno di orienteering.
Finalmente, dopo le 11, inizio a respirare e ne approfitto per fare 2 passi sul campo gara.
Come già scritto, l'amico non arriva e quindi corro via per andare al lavoro.
Ancora una volta, la Milano nei parchi, si è dimostrata valida sotto l'aspetto pubblicitario: la cosa negativa è che questa pubblicità è a parametro zero (nel senso che ognuno ci mette di tasca propria) e che per le società di Milano diventa arduo mantenere i contatti con quei ragazzi che magari vorrebbero continuare; discorso diverso con i single indipendenti.
Domenica mattina una splendida giornata calda ci accompagna a Barni: è in programma l'allenamento regionale. Arriviamo verso le 09.30 ed iniziamo a gironzolare per le "moltissime" strade del paesino a cercare segnali d'orienteering.
Ho già gareggiato un paio di volte su quella carta e ricordo abbastanza bene ritrovi e partenze. Siccome notiamo solo qualche anziano gironzolare nel centro, decidiamo di salire nella parte alta della carta, fin quasi alla Madonna del Ghisallo.
Anche lì navighiamo fra le vie della frazione ma di orientisti nessuna traccia; ripetiamo le operazioni appena descritte un'altra volta: Barni centro, Barni cimitero, Ghisallo piazzale e ritorno.
Di orientisti, lanternine, cartelli non c'è traccia e quindi alle 10 decidiamo di scendere nuovamente a valle. Nei pressi di Canzo veniamo attratti dal lago Segrino e decidiamo di trascorrere lì la giornata, con la vecchia abitudine, ormai superata, del pic-nic a bordo lago.
Tutto questo, però, dopo aver corso un paio di giri del perimetro del lago; purtroppo, con le scarpe che avevo, ho fatto una faticaccia ed oggi la schiena mi sta presentando il conto.
Devo dire che il posto è davvero carino anche se l'affollamento è troppo copioso e variegato soprattutto in una giornata come quella di ieri.