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domenica 27 aprile 2008

Piani di Praglia

Sono un deluso, questa volta non dalla mia prestazione, dalla cartina, dal luogo....ma dalla scarsità tecnica della gara.
Dopo la "cotta" di ieri, un giretto turistico a Masone (non invidio chi ci vive tutto l'anno) e una serata all'agritur con la compagnia del superteam "US Primiero", gemellato col GOK, l'alba di quest'oggi si presentava piena di aspettative in quanto avrei fatto da lepre, nella gara che conta, dell'elitè.
L'arrivo ai Piani di Praglia era di buon auspicio, in quanto il sole era semicoperto da deboli nuvole ed un'aria fresca teneva la temperatura a me più consona; il fatto di partire presto mi metteva di buon umore avendo sempre in testa il pessimo quarto d'ora passato il giorno prima.
Durante la vestizione assisto all'arrivo solitario di Stegal e già capisco che non dev'essere molto difficile, almeno la MB.
La partenza è distante e quindi scappo via quasi subito dal ritrovo;
quest'ultimo si trova in una posizione davvero felice, per poter seguire la gara, un meno per ristoro e scarico SI Card.
Qualche segnale negativo arriva allo start: il ritardo di circa 25' nelle chiamate, permette al sole di uscire allo scoperto e nonostante il venticello s'incominciano a sentire i primi raggi caldi.
Per far passare i 45' di attesa chiacchiero con Attilio scrutando in lontananza il mare e le varie cime liguri, tutte abbastanza simili.

Parto, non prima di essermi bagnato la testa, verso la prima lanterna e noto che la carta è quasi completamente giallina con punti neri e molte curve di livello a movimentarla.
In zona punto, procedo con cautela in quanto devo capire le dimensioni reali delle rocce disegnate in carta; fortunatamente interpreto bene il disegno e continuo sempre con cautela a cercare il secondo telo.
L'inizio mi piace, due punti sassosi non impossibili ma insidiosi; improvvisamente appare la terza tratta:
una lunga tirata con tre varianti. La mia scelta, semplice, a cercare la strada asfaltata, seconda variante a cavallo del dosso oppure terza scelta, fattami notare a fine gara da Bepi, prendere il sentierino che passa a nord del dosso e che arriva dalle parti della quattro.
Il mio incedere non trova grossi problemi tecnici ma un iniziale accaldamento che riesco a smorzare utilizzando il ristoro (magari sono stato l'unico ad utilizzarlo ma mi è servito).
Le lanterne successive sono semplici tecnicamente ma non voglio rischiare di andare in ebollizione perchè temo la parte tecnica, che sicuramente ci sarà....
Verso la otto vengo superato da un giovane Erebus (Michele F.) e noto la differenza di corsa nonostante lui non sia nemmeno un top elitè; la lanterna da trovare non è male ma la z
ona di rocce è abbastanza circoscritta.
Lungo tuffo verso il punto spettacolo e corsa in costa leggera per un filotto
10-11 sulla stessa direzione; più insidiosa la discesa verso la 12 in quanto questo è l'unico angolo coperto da un pò di vegetazione.
Persi pochi secondi e tirata verso le paludi finali dove trovo subito, quasi incredulo, anche la penultima lanterna; ormai sono alla 100 ed ho ancora molta forz
a nelle gambe.
All'arrivo mi chiedo dove siano i punti tecnici! possibile che io abbia corso un Campionato italiano middle elitè sbagliando praticamente un minuto?
Rifletto se io sia diventato così bravo da non avere più difficoltà tecniche oppure il livello di tracciatura stia clamorosamente scadendo verso il basso, inteso come semplicità.
Lascio da parte
questi pensieri e passo alle vere emozioni: complice la voce, a tratti rauca, dello speaker ed il punto spettacolo ben piazzato, mi lascio trascinare nello spettacolo degli arrivi a raffica delle varie categorie, col duo Simion - Stegal a dare suspance al pubblico.
Mi sono emozionato a vedere la corsa e l'impegno dei sing
oli, il susseguirsi di arrivi, i veri complimenti e le occhiate invidiose che giravano aldilà dell'arrivo; un flash mi è rimasto negli occhi: il passaggio di Di Stefano e Tavernaro al punto spettacolo! Durante la corsa verso la lanterna successiva ho capito cosa significhino gli anni che passano.... Gianluca, che probabilmente viaggiava alla mia velocità, si doveva confrontare con un altro passo, velocità, freschezza in una lotta impari che magari 10-15 anni fa sarebbe stata diversa.
Ecco perchè oggi sono contento della mia prestazione; ho sfigurato solo davanti a grandi atleti agevolati da un tracciato troppo veloce; viaggiare a 4' al kmsf. in una middle mi sembra forse eccessivo... e se il mio percorso era il più tecnico sulla carta non oso pensare come potessero essere gli altri.

A fine gara sono tornato a vestire i panni del master; mi dispiace non aver corso la M35A, non tanto per il titolo in palio (complimenti a Corrado e Andrea perchè quando conta loro ci sono sempre), bensì perchè il tracciato era molto più stimolante.
L'ultimo pensiero, tornando dalla Liguria, va all'amico Carbone: mai l'ho visto così teso, con telefonino sempre in mano a correre in ogni angolo a cercare di risolvere i problemi. Purtroppo molte volte non basta tutta la buona volontà per far funzionare le cose, ci vogliono tante persone che sappiano essere autosufficienti ed abbiano esperienza e tutto questo solo poche società se lo possono permettere.

sabato 26 aprile 2008

Capanne di Marcarolo

Semifinale del Campionato Italiano middle, gara che a me piace ma oramai troppo indigesta…
Partiti presto da casa rischiavamo di arrivare in ritardo in quanto dall’uscita di Masone ci sono 10 km. di stradina tipo rally; fortunatamente, tolta di mezzo una vettura che fungeva da safety car, siamo arrivati in tempo.
Il paesaggio è tipico appenninico, mi sembra di essere al passo del Faiallo, con ripidi pendii ricoperti da erba ancora gialla e spelacchiati alberi che poco riparano da un sole primaverile; non mancano i classici “valloni”, il terreno sassoso e …. qualche zecca! (pensavo di avere un moscerino nell’occhio invece…) La partenza è molto comoda, non vicina al ritrovo, ma facilmente raggiungibile dalla strada asfaltata; questa volta non mi porto nulla di superfluo e mi sorprende il fatto che la descrizione punti non sia in carta; questo mi obbliga ad appendere il foglietto volante al pettorale (infatti poi l’ho perso…). La partenza è classica e subito noto la difficoltà a vedere i sentieri (questa volta non sulla carta); la prima lanterna la trovo seguendo il naso, per la seconda giro largo tornando indietro, e così via senza grossi problemi seguendo tratte semplici.
Non perdo molti secondi in zona punto, nonostante mi accorga che la gara sia molto selettiva.
A metà gara, punto 8, sono messo bene (poco più di 21’), ma dopo una rampa qualcosa nella mia testa si altera; probabilmente la temperatura del cervello è salita troppo e non ho la mia classica borraccia per raffreddarla. Infatti, scendendo al punto 9 inizio a perdere completamente il contatto con la carta fino al punto di perdermi completamente e confondere gli oggetti in modo preoccupante; mi sembrava di essere tornato ai tempi dell’ HB quando incameravo certe “pascolate” memorabili. Solo un filo della luce (per fortuna l’unico in zona) mi riconduceva al punto esatto e, nonostante il tempo perso, avrei avuto ancora speranze di qualificazione. Il colpo di grazia arrivava nel tratto successivo: 150 metri su prato da fare ad azimut ebbene, prima di arrivarci ho percorso una ipotetica circonferenza visitando luoghi e lanterne posti nelle vicinanze ma che mi facevano capire la casualità con cui stavo continuando. A quel punto decidevo di mettere fine a quel black out mentale, infischiandomene della possibilità di qualificazione che sarebbe arrivata solo per demeriti degli avversari e non per la mia prestazione. Peccato perché il tracciato era molto buono e selettivo ideale per evidenziare i migliori atleti.
Fortunatamente non tutti i mali vengono per nuocere: domani è previsto il WRE che, inizialmente, mi aveva tentato; probabilmente confrontarmi con i veri elite mi darà altre motivazioni sperando che mi basti il ristoro per non andare in ebollizione, visto che non ho al seguito la mia preziosa borraccia.

domenica 20 aprile 2008

Vigolana - Centa S.Nicolò

La seconda gara di Coppa Italia si disputa nella zona dell’altopiano della Vigolana; già altre volte ho corso nelle vicinanze e so che il bosco sarà pulito e veloce, ideale per i forti corridori. Il ritrovo è in una località nascosta appena sopra la strada statale: vedendo la ripidità della costa mi sono sorpreso nel trovare un posto davvero carino e pianeggiante. Lo scenario è abbellito dalla neve che biancheggia dalle cime della Vigolana ed un cielo sereno che promette una calda giornata. Parto molto tardi e quindi posso prendermela con comodo; la partenza non è molto distante così ho modo di ambientarmi meglio. Davanti a me parte Remo, anche lui con cuffie al seguito: chissà cosa avranno pensato in partenza circa la moda made in UL…. Dopo lo start subito una corsa su sentiero per iniziare ad entrare in carta e poi l’inizio tutto in discesa, mentre io litigo con uno dei due auricolari che non starà più al proprio posto. Già alla prima lanterna pago un dazio di circa 40” poiché, arrivato all’incrocio sopra la lanterna scendo per un avvallamento che parte da lì; ancora adesso non mi so spiegare se fosse o meno segnato in carta poiché, quando ho trovato il telo bianco-arancio, ho avuto molti dubbi sulla reale esistenza dell’avvallamento da ricercare. Nessun problema alla seconda e nemmeno alla terza, se non fosse che, la direzione della canaletta d’acqua sembrasse diversa; in questo frangente noto, poco distante, la tuta rossa di Alberto G. partito 3 minuti prima e che diventerà il tormentone della mia gara. Superato velocemente l’ostacolo n.4, arrivo al punto successivo leggermente basso confondendo, forse le due curve del sentiero; maggiore, invece, il tempo perso alla sesta lanterna: qui devo ringraziare la presenza dell’atleta del Cus Parma in quanto la mia ricerca si era concentrata sul verde sbagliato nonostante fossi passato a pochi metri dal sasso ricercato; penso che l’errore sia stato di circa un minuto ma poteva andarmi peggio! Il problema successivo è capire come superare indenne la supertratta: la risposta è troppo scontata in quanto quella curva di sentiero, esistente qualche metro sotto la lanterna, è troppo attraente per non fare quella scelta. In questo lungo tratto vengo superato in modo inesorabile da Alberto che mi fa capire come io possa perdere almeno un minuto su un trasferimento molto semplice….. Nessun problema a trovare le lanterne mentre si sale continuamente: dalla strada (sotto la 7) alla lanterna 10, ci sono ben 160 metri di dislivello….. Ecco: forse il tratto 9-10 è stato l’unico che si poteva definire tecnico in quanto ho sentito, nel dopogara, parecchie varianti; personalmente credo di aver fatto la migliore scelta e solo correndo maggiormente si sarebbe potuto fare di meglio; in quel frangente ho perso le tracce della tuta rossa. Fino al punto spettacolo non c’erano grossi problemi e nemmeno il punto 13 (che mi è parso abbastanza lungo rispetto alla sella) nascondeva trabocchetti; la numero 14 ha invece messo in crisi più di un atleta: io, mi sono limitato a seguire il sentiero tagliandone uno spigolo, ma stupidamente perdevo circa 15” in quanto confondevo il bivio per l’attacco al punto. Dirigendomi verso il sasso successivo raggiungevo Armando M. che mi trainava verso la lanterna mentre a mia volta venivo agganciato da Alberto. Durante l’attraversamento della palude, il super master veneto finiva a terra quasi inghiottito dal fango e a quel punto sceglievo di prendere il sentiero sicuro per l’arrivo dietro l'ormai familiare tuta rossa. Durante la salita finale, ormai privo di forze, venivo trascinato a forza da un vocione inconfondibile che gridava: “forza rusky!”: a quel punto non potevo proprio più mollare. Tutto sommato la gara non è stata male, ma alcuni dubbi mi sono rimasti: la zona è molto bella, merita di essere sfruttata e questo va a vantaggio della manifestazione; il rovescio della medaglia mi è sembrato che la carta non fosse proprio precisa in alcuni punti da me percorsi. Altro fattore, per me negativo, è stato il tracciato: o, durante il corso tracciatori, spiegano che i master sono ormai vecchi rimbambiti oppure mi dovrò rassegnare a correre gare tecnicamente povere…. Possibile che nessuno si ricordi che molti master sono ex-elite e che se corrono tra i “vecchi” lo fanno solo per motivi fisici? Nel tracciato odierno c’erano forse 2-3 lanterne che potessero fare un po’ di selezione…. Anche l’idea del tratto lungo è stata banalizzata dalla posa troppo sbilanciata verso il sentiero che costeggiava il monte. Anche il fatto di concentrare tutta la salita in un’unica soluzione non mi è sembrato molto sensato. Probabilmente, una diversa scelta di percorsi avrebbe reso più avvincente la mia categoria, ma magari non era questo lo scopo del tracciatore. A parte questa piccola nota, l’importante è che il week end sia stato bello e divertente; sicuramente posso dirmi soddisfatto di questi due giorni di vita.

sabato 19 aprile 2008

Roncegno

Pineta di S.Silvestro: questo il nome attraente della cartina per una sprint….già immaginavo un parco infarcito di abeti dal sottobosco pulito con vari oggetti artificiali a fare da punto di controllo.
Già per arrivare al ritrovo non è stato semplice: benchè la vicinanza con la SS.47 fosse massima, i minuscoli incroci di Marter si sono rivelati più difficoltosi di certe gare d’orienteering….
Dopo i saluti di rito al gruppo Gok e UL, devo sbrigarmi ad andare in partenz
a poiché sarò l’”apribosco” della categoria master; già, master: parola dolce (maestro) per dire vecchio, ma se penso che uno di 21 anni corre in senior mi viene da sorridere….
Alla partenza, dopo una rampa non indifferente, indigesta ai più, noto che il bosco è tutt’altro che la pineta sognata: la zona è tutta in costa ed il bosco mi ricorda la sprint di Fusine (per il tipo di tracciato) ed una semitappa di una vecchia 2 giorni della Valsugana disputata dalle parti delle Lochere.

Parto con PLab e dopo aver ritirato la mappa corro alla svedese e …. problema: dov’è il bivio di sentieri sul quale è disegnato il triangolo? Mai ho così maledetto colui che si è inventato questo colore deleterio per segnare i sentieri di medie dimensioni…. Praticamente, il punto tecnico della corsa diventerà quello di non perdere il contatto visivo con la traccia di colore marroncino che marca i sentieri.

Il primo punto, forse il decisivo per la classifica, l’ho fatto alla esordiente e, nonostante io stimi in circa 20” il tempo superfluo, credo che la scelta facile mi abbia salvato la gara.

La mia sprint è stata un continuo saliscendi sui sentieri cercando di evitare l’errore incroci…. La pizza mangiata appena un’ora prima si è fatta un po’ sentire ma il tipo di terreno, sassoso, non consentiva grosse velocità.

Qualche secondo perso in due – tre lanterne non incideva moltissimo nella mia prestazione poiché ero sempre abbastanza cauto per non perdere il contatto col disegno; nel contempo, però, cercavo di forzare la velocità di scelta per evitare perdite di tempo prezioso.
Ho avuto l’impressione di aver attivato qualche stazione in quanto il tempo di reazione del beep, su alcuni cont
rolli, risultava lento.
Tra gli orientisti riconosciuti nel bosco ho avuto modo di constatare la l
enta ma precisa andatura di Adriano B., super master che in più di un’occasione ho incontrato in zona punto; non meno impressione mi ha fatto un ragazzino biondo, penso del Panda, che in salita e sul sentiero mi ha fatto veramente sentire vecchio e lento.
Nel dopogara mi sono gustato l’arrivo degli altri atleti con il gracchiare dello speaker che attribuiva al vincitore dei master un tempo vicino ai 50’!

In definitiva la gara mi è piaciuta, se non fosse stato per l’orribile colore dei sentieri (a norma col regolamento) si poteva togliere almeno 1 minuto; d’altronde non ho ancora ben capito la gara sprint come dev’essere: questa non era né veloce, né semplice tecnicamente anche se, ripeto a me è piaciuta ed è questo che m’importa.

domenica 13 aprile 2008

La tapasciada della Barona

Non potendo andare in Emilia Romagna, per il week end orientistico, avevamo deciso, con Mary, di fare una corsetta domenicale fra le molte in calendario lombardo.
L'idea iniziale era quella di andare con Stegal, Attilio e Roberta in Brianza ma successivamente è balzato all'occhio la vicinanza della manifestazione "Tiremminanz" a pochi chilometri da casa.
Il programma prevedeva tre varianti: 6,12,21 km. Personalmente non ho mai provato la mezza maratona, sono arrivato, qualche volta ai 16/18 km. ma mai ho provato a misurarmi sui 21.097 metri.
Sulla carta ci sono due partenze: una per agonisti l'altra per i tapascioni; durante il pregara incrociamo parecchi volti noti di stampo orientistico: un gruppo numeroso del Punto nord ed il mio compagno di club Alessio.
Alle ore 09.15 uno sparo dà lo start ad una massa di circa 800 persone; davanti ci sono gli agonisti e dietro quelli, come me, che hanno il cartellino anzichè il pettorale.
Mentre Mary parte in coda al gruppo, io ed altre 5 persone sostiamo sotto l'arco della partenza in attesa dello smaltimento del gruppo; dopo alcuni minuti veniamo richiamati con un megafono ed abbiamo l'onore di partire con un nuovo colpo di pistola.
La giornata è soleggiata ma delle grosse nubi sono in avvicinamento, un venticello si fa sentire abbastanza insistente; il tragitto, prevalentemente asfaltato, si snoda fra la periferia di Milano e le risaie che dividono la città da Assago.
Parto concentrato in quanto non ho ancora deciso se cimentarmi sui 12 km. oppure tentare l'avventura del doppio giro (21 km.); lascerò al mio fisico la risposta quando arriverò al bivio decisivo.
L'ipod mi tiene compagnia e mi isola molto bene dal vociare dei partenti nonchè dal rumore delle scarpe che "mangiano" l'asfalto.
Dopo il quarto km., noto i primi cartelli segnadistanza con numeri superiori al 10; da questo capisco che dovrò rifare la medesima strada una seconda volta. Sfrutto la situazione per memorizzare i passaggi critici qualora decidessi di superare i 12.
La corsa fila via bene, un paio di cavalcavia rendono più dura la selezione ma la mia corsa in rimonta non conosce soste; il tratto più rilassante è quello fra le risaie dove ho notato una cappella in mezzo ai campi colmi d'acqua.
Tra l'ottavo ed il nono chilometro devo decidere cosa fare: la mia mente ha già impostato il ritmo per la lunga distanza ora dipende dalle gambe e dallo stomaco; nonostante la leggera difficoltà causata dal vento contrario decido di seguire il percorso rosso.
In questo tratto inizio a vedere lo sfoltimento del gruppo e notare quelli che bluffavano sul ritmo; infatti, nonostante sia una non competitiva, ci sono personaggi che hanno un orgoglio smisurato: appena si vedono affiancati cercano in ogni modo di rendere il sorpasso difficoltoso, salvo poi scoppiare inesorabilmente.
Dopo essermi bagnato al ristoro del decimo chilometro ho iniziato a correre in modo diverso, più di forza che di agilità; la mia fortuna è di avere un orologio in testa che sa cadenzarmi in maniera perfetta. Infatti, al termine della gara, noterò che i 3 parziali di 7 km. ciascuno saranno praticamente identici.
Dal 15 al 17 chilometro una sfida psicologica ha ravvivato la mia gara: un signore brizzolato tenta il sorpasso, non è il primo che lo fa, ma tutti sono rimbalzati indietro.... siccome sono abituato a correre con il ritmo non voglio fare l'orgoglioso e lascio che vada avanti.
Come molte altre occasioni, si tratta di quegli atleti corrono a strappi; dopo essersi accomodato davanti a me tende a rallentare.... allora mi sposto e cerco di superarlo ma ecco che scatta la sua reazione: ebbene, per circa 2000 metri ha tentato di non mollare il passo poi, complice il cavalcavia, non l'ho più visto.
Verso il diciannovesimo raggiungo una signora "agonista" con il compagno che fa da lepre; appena la supero le faccio i complimenti perchè il suo ritmo non è affatto male (sotto i 4'30").
Piano piano rientro in periferia e durante l'ultimo km. penso di essere a metà gara: no, la maratona non fa proprio per me.
Il fisico ha retto bene, quest'anno a forza di middle e sprint, oltre l'ora di gara non ero mai andato; sono contento di essermi cimentato, almeno una volta, con la misura olimpica dimezzata, anche se non è il mio genere di gara.
Al ristoro ritrovo tutto il gruppo orienteering, esclusa la Titoli M. che ho visto camminare nell'ultimo pezzo di strada....
In serata Stegal mi dice che lui ha voluto fare peggio: 20 km. con 700 metri di dislivello.... ma lui è un maratoneta!

domenica 6 aprile 2008

Cima di Medeglia

Per la serie "alla scoperta di nuove cartine" ecco a voi, quest'oggi, la Cima di Medeglia!
Tre settimane fa, il Roby ticinese mi disse che ne valeva la pena: ecco allora scartare alternative come Stramilano e Pavone per ritornare al TMO in compagnia, ormai in via di consolidamento, di Stegal, Oleg e Brambi.
Noto che le partenze sono molto ritardate, addirittura il Checco parte alle tredici... mah, in un primo momento non mi capacito di questa novità ma, col senno di poi, comprendo tutto.
Il programma prevede l'adunata al ritrovo, viaggio in pulmino per circa 20 minuti ed ulteriore
sgambata in salita di almeno altri 15 minuti; il ritorno non sarà meno faticoso....
L'orario di partenza mio, Stegal ed Oleg è molto ravvicinato e questo ci permette di viaggiare assieme e commentare le varie news settimanali, dal post gara torinese alle elezioni FISO.
Al termine dei tornanti stradali veniamo scaricati in un incantevole scenario fatto di betulle e sottofondo composto da erba essicata; la visuale non è da meno in quanto, nonostante la giornata sia nuvolosa ed un fredda, si possono vedere le vallate che costeggiano
questo lungo dosso.
Mentre aspetto d'incamminarmi verso lo start, ho modo di parlare con il piccolo Anuchkin il quale parla come un libro riguardo all'utilità del riscaldamento, dello stretching, della concentrazione, insomma: si capisce che scuola stia frequentando!
Lungo il sentiero che porta alla vetta, macchiato da chiazze di neve non molto vecchia, osservo il panorama mentre l'altitudine inizia a farsi sentire nel fiato: mi comincia a balenare l'idea di tornare ad allenarmi quest'estate, quando a Milano farà caldo.

E' ora di partire: davanti, 4 minuti, ho Antonio G. mentre dietro, di 8', ho Oleg.
I primi 5 punti sono sparsi nel giallo che dipinge la parte centrale della carta; questo è anche il punto più alto (la cima appunto) mentre poi si inizierà a scendere per arrivare a fare una farfalla nella parte finale boschiva.
Le prime 3 punzonature non mi danno problemi, qualche secondo perso alla quarta e quinta in quanto bisogna capire quali sassi/roccette sono
segnate; la collinetta (n.4) è in realtà formata da una piccola roccia semiricoperta dall'erba.
Alla sei, trovata facilmente, inizia la prima scelta importante: innanzitutto torno indietro ed
al bivio dei sentieri vengo attratto dalla traccia che sale e taglia i prati. Mentre sto iniziando a salire, noto un piccolo sentiero in basso che costeggia il bordo del monte; subito cambio scelta e mi metto a correre cercando non sbagliare incroci.
Dopo la casa ho la fortuna di trovare le bandierine (forse per H10) che segnalano il sentiero e quindi penso solo a correre fino ad uno stop prefissato; appena esco dall'ultimo bianco comincio a scendere ed incrocio la sagoma di Stegal che ha già punzonato. Giustamente non chiedo nulla sulla direzione da prendere e continuo a scendere fino ad un nuovo stop; qui penso a riposizionarmi e sfortunatamente noto a destra una lanterna: non ci penso che sia ai piedi di una roccia e ci vado lo stesso.... infatti è sbagliata ma mi aiuta a capire che, anzichè 100 a destra, avrei dovuto andare 100 a sinistra.
Solo nel post gara ho notato il sentiero che, ancora più basso di quello da me preso, portava in zona punto.
Il punto succes
sivo è il perno dei 2 loop proposti; qui accade un fatto che mi ha fatto arrabbiare moltissimo e mi ha rovinato la giornata!
Davanti a me
vedo Antonio G. che, ingenuamente, penso di aver preso.... anziché continuare la mia gara inizio a seguirlo ingannato dalla direzione da lui presa; scendo, sentiero, ma lui continua scendere... capisco che non va alla 9 ma alla 17! allora risalgo ed in zona punto mi raggiunge Oleg. Questa cosa di seguire il mio avversario mi ha fatto davvero male poichè è un vecchio difetto, da scarso orientista; non sono certo i 2 minuti persi che mi danno fastidio ma l'atteggiamento da me assunto.
Amareggiato non tento nemmeno di seguire Oleg, rifarei lo stesso errore e fisicamente non sarei nemmeno in grado di reggere il confronto.
Infilate bene 10-11 raggiungo Stegal e mi verrebbe la voglia di proseguire con lui; sono stanco fisicamente e moralmente a terra. Punzoniamo assieme il perno e scendiamo da 2 parti diverse per la 13; arrivo io poco prima e mi dirigo subito alla 14 in modo che possa seguirmi.
Siccome il nos
tro passo è ancora un diverso continuo da solo ed attraversato l'avvallamento m'inerpico sulla costa per la 15 che vedo ai piedi di una grande roccia (dicitura non casuale..).
Ultimo controllo al perno e poi giù, questa volta sì verso la 17.... arrivando al prato n
oto, con grande sorpresa, Oleg fermo a leggere la carta.... non può essere! Questa volta vado per la mia strada ed infatti arriviamo assieme alla lanterna.
Per la tratta 17-18 faccio la mia scelta incurante della facilità con cui l'Italo-russo viaggia nel bosco; passo vicino all'arrivo e scendo dal sentiero: improvvisamente, da sinistra scende a razzo ancora lui!
Siamo di nuovo da capo: lui a scattare via io a guardare la carta... in questo frangente incrocio Antonio, che ha finito la gara, ricordandomi dell'arrabbiatura precedente; in zona 19 punto alla roccia mentre il master del TOL ancora sbaglia direzione: no
n è facile vederlo così in crisi, tecnica!
Andando verso la 20 lo sento arrivare ma questa volta se ne sta tranquillo dietro fino al check. L'ultima tratta ci divide nuovamente ma non a sufficienza per chiudere la gara assieme.
Aspettiamo, io e Mary (che si è fatta la salita dal ritrovo), l'arrivo di Stegal per scendere assieme, mentre Oleg, non stanco, torna a rivedersi la zona dove ha sbagliato.
Il ritorno alla caserma di Monte Ceneri è un lungo sentiero in discesa maledettamente pieno di sassi dove più volte rischio di farmi male alle caviglie; forse, questo è l'unico neo di questa manifestazione poichè, con la temperatura così bassa, c'era il rischio di ammalarsi; è anche vero che non c'erano altre alternative....
Come promesso sul volantino, la buvette era ben fornita ed il tempo variabile è riuscito a alternare un timido nevischio ad un pallido sole.
Ultima nota di c
olore: allo scarico della si-card, dopo essermi ricordato di pagare (nota per gli organizzatori...), ho notato che il mio foglietto recava la scritta "non classificato"; controllo gli intermedi e vedo che lanterna 15 è errata.... sinceramente ho fatto fatica a capire questo errore poichè la numero 89 (e non 90) diceva " roccia ai piedi dimensione 2 metri".... mm, forse la dimensione di quella dove ho punzonato era un maggiore!
Comunque sia, mi sono divertito, la gara ed il luogo sono valsi la trasferta, ma mi è rimasto sullo stomaco quella decisione dopo il punto 8!
PS: Mary mi ha ricordato che il suo giubbino rosso, prestatomi per andare in partenza, è rimasto nel sacco degli indumenti....