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domenica 26 luglio 2009

OO cup - Logatec

Continuando il tour sloveno, non potevo che ritornare a fare la OO cup; l'anno scorso avevo avuto un buon ricordo della manifestazione ma avevo dimenticato un particolare: anche in Slovenia a luglio fa molto caldo!
Per questo motivo, mi trovo in difficoltà a scrivere il post in quanto non vorrei mescolare la mia cinque giorni con la manifestazione nel suo insieme.
Due erano le località di ritrovo: un prato disperso nel bosco dalle parti di Predgrize (i primi tre giorni) e la zona sud di Logatec (per le ultime due tappe).
I boschi sono risultati molto vari tra di loro: le prima e seconda frazione sono risultate le più belle in quanto solo una piccola parte di terreno era scorrevole, il resto era puro orientamento e concentrazione.
La terza frazione, praticamente corsa di fianco ai primi due tracciati, è risultata essere la più facile in quanto il terreno cambiava completamente diventando molto simile a quello nostrano.
Le ultime due frazioni erano molto simili ma, la differenza, l'ha fatta il tracciatore! per chi osserva le cartine è d'obbligo sapere che, appena usciti dai sentieri, diventa una battaglia contro i sassi, cespugli, buche per fare qualche metro; è ovvio che la scelta cadrà sempre sui tratti neri, a meno che il cerchio non sia disegnato in modo da penalizzare chi sceglie la via semplice.
La partecipazione è stata buona, credo più di un miliaio le persone presenti soprattutto gruppi di francesi e portoghesi; molti anche gli scandinavi che hanno barattato l'o-ringen di quest'anno con la OO cup.
Le giornate meteo non hanno scherzato con il sole e solo il sabato mattina qualche nuvola ha tenuto nascosti i raggi solari; da sottolineare che in questi boschi non si trova una goccia d'acqua nemmeno dopo un acquazzone, ma l'umidità si sente comunque.
Un appunto lo devo fare a chi ha formato le griglie di partenza: è vero che si era cercato di tenere vicini coloro che si erano iscritti con lo stesso club, ma non ho capito il senso dei vacant accumulati a metà griglia! Nella tappa finale, la M40 (abbinata alla M18) presentava al via 7 persone dopodichè c'era un buco di mezz'ora (come nella M18) per ripartire con il resto della griglia; non solo: anzichè ruotare giornalmente gli atleti è successo che alcuni sono partiti tardi tutti i giorni mentre altri no! sembrerebbe una cosa di poca importanza, ma credo che nessuno fosse felice di partire dopo le ore 13!
La presenza italiana, oltre che dal gruppo GOK, è stata notata grazie ai vicini team friulani ed alcuni ragazzi non hanno sfigurato nelle varie classifiche; si sono sentiti anche accenti romani e veneti seppur in minoranza rispetto alla presenza del gruppo ticinese.
Analizzando sommariamente le singole giornate, riguardando i miei tracciati, credo la prima tappa abbia avuto un primo gruppo di lanterne molto vicine e veloci dove i distacchi non sono stati eccessivi; la prima vera differenza si faceva nel tratto lungo dove non vi era una vera e propria linea di direzione; infatti, una delle scelte più utilizzate è stata quella di passare per il prato del ritrovo.
Come anticipavo prima, quando si usciva dai sentieri non si andava più avanti! personalmente ho provato a viaggiare ad azimut ma ho pagato la lentezza con cui proseguivo.
Tornando alla prima tappa, l'esempio di come perdere molti minuti lo abbiamo nella tratta 11-12 e 13-14: personalmente, come Stegal, ho cercato di navigare nel bosco; la scelta dei migliori è stata quella di percorrere il sentiero sotto il filo della luce nonostante fosse ben lontana dalla riga rossa.
La seconda tappa, sicuramente la più bella, è stata davvero "la gara" in quanto il bosco si è rivelato davvero ostico. Nonostante la parte finale fosse stata disegnata sulla carta della prima tappa, ben pochi sono stati i vantaggi ....
Arrivare al termine della gara, senza sbagliare molto, significava aver capito come affrontare questo terreno e come evitarne i tranelli; credo che un minimo calo di concentrazione sarebbe costato davvero molto sia in termini di tempo che di fatica.
La terza prova si svolgeva dall'altro lato della strada eppure non sembrava di essere nella stessa zona dei due giorni precedenti; la carta permetteva un'alta velocità di lettura e di corsa. I tracciati richiedevano molta fisicità e velocità d'esecuzione, lungo una sottile cresta per poi spegnersi in una ripida costa finale; sinceramente l'ho trovata abbastanza scontata con troppi punti sulla stessa linea direttrice.
I quarto appuntamento si sviluppava su una carta abbastanza intricata con molte strade e sentieri abbastanza visibili; il tracciato favoriva troppo la scelta sui trattini neri: ne è testimone il mio primo punto, dove ho corso solo sul sentiero facendo una scelta da esordiente... eppure non ho perso rispetto a chi ha scelto la linea rossa! l'unica tratta interessante è stata quella lunga dove i sentieri influivano meno visto che la zona punto era davvero un grosso enigma.
L'ultimo sforzo veniva riservato per la stessa zona del quarto giorno ma il percorso risultava più interessante e meno scontato del precedente; il trend non era diverso dal solito ed i sentieri hanno rappresentato il solito indispensabile aiuto.
Personalmente, credo che alcune zone disegnate in bianco siano fuorvianti in quanto la velocità è davvero ostacolata, non tanto dai cespugli ma, dai massi coperti dal muschio.
Il gruppo GOK, già privo di Attilio, ha visto la vittoria di Piero per ko: Stegal ha copiato il mio mp. della terza tappa anche se per cause differenti; Roby e Mary si sono cimentate sul tracciato delle W35-open2 che, l'ultimo giorno, era più tecnico del nostro.
Per quanto riguarda la mia trasferta non ho molto da scrivere in quanto la mia OO cup è durata 2 giorni: la prima tappa ho pagato care le tratte 11-12 e 13-14 solo per non aver voluto utlizzare le strade.
Sono soddisfatto della seconda tappa che consideravo il mio test; ho perso velocità nella parte finale ma sono riuscito a non buttare ciò che avevo costruito in precedenza.
Le altre tappe sono state un calvario: la temperatura ambientale non mi ha mai permesso di fare il mio solito ritmo in quanto appena forzavo il ritmo incappavo in un black-out; a quel punto, ho sempre dovuto camminare per tornare a ragionare ma col morale sotto i tacchi; non mi sono mai sentito a mio agio anche se, a parziale scusante, sono partito per tre volte dopo le 13!
In generale, la Slovenia, mi ha ricordato la mia giovinezza in quel di Baselga: molte similitudini nel modo di vivere nei paesi, dei paesaggi collinari, qualche lago montano tra cui segnalo lo splendido color turchese del lago di Bled.
Una particolarità, da ricordare, è la qualità delle strade interne che vengono segnalate sulle cartine stradali: se improvvisamente vedete sparire l'asfalto e vi trovate su una strada bianca e polverosa non abbiate paura perchè è del tutto normale! diciamo che si notano ancora le differenze che esistono fra le nuove strutture abitative e viarie dei grossi borghi e le zone rurali ancora molto popolate di animali da pascolo.
In conclusione, la cosa che dovrò ricordare quando tornerò a correre qui sarà di non farlo a luglio!

sabato 18 luglio 2009

Mala Lazna - Xtremor

Approfitto della prima mattinata di pioggia per scrivere il post relativo alla Xtremor; per chi non lo sapesse, si tratta di una tre giorni di orientamento svoltasi nella località, sconosciuta sulle carte stradali, di Mala Lazna.
Tutte le indicazioni, notizie, griglie e quant'altro si trovavano solo in internet; l'organizzazione è stata davvero spartana, in quanto tutto il lavoro ricadeva su nemmeno una decina di persone.
Le tre tappe ricalcavano le prime tre giornate della scorsa OOCup, con partenze su tre carte diverse e punto di ritrovo il grande prato centrale che fa da collante fra i vari colli adiacenti.
Gli iscritti, quasi 200, non erano nelle previsioni ma, il numero si è ingrossato in quanto il gruppo PWT, capitanato da M.Jorgensson e G.Viale, si è presentato al via delle prime due gare con tanto di autobus stile TOL.
Alcuni atleti erano reduci, come me, dalla 5 giorni delle Dolomiti ed altri saranno presenti all'incombente OOcup 2009; particolarmente piacere mi ha fatto ritrovare l'ori-blogger Martin Dean e famiglia con cui abbiamo avuto modo di conoscerci.
Purtroppo, per me, il tempo è stato soleggiato, la temperatura aumentata notevolmente e di conseguenza il bosco non era fresco come di solito; le difficoltà tecniche di queste carte erano risapute, tant'è che lo stimolo di venire a correre qui lo avevo avuto riguardando le vecchie gare.
A livello agonistico la mia categoria, M35, presentava alcuni nomi reduci dal Primiero e, visti i loro risultati, ho capito subito che avrei dovuto cercare di correre solo contro me stesso.
La prima e la terza carta sono simili poichè presentano zone scorrevoli intervallate da gruppi di massi ed avvallamenti; la seconda carta è, invece, tutta una serie di profonde buche, rocce enormi e dislivelli importanti; i sentieri segnati sono quasi invisibili a causa della vegetazione, solo un paio di loro sono davvero carreggiabili.
Correre su questi terreni è davvero impegnativo sia fisicamente che, soprattutto, mentalmente; qui, la concentrazione è fondamentale: non basta arrivare in zona punto, l'orientamento inizia dentro il cerchio. I minuti si perdono con facilità irrisoria, chi non è abituato all'orientamento fine paga un dazio molto alto.
Forse è per questo che esco da questa tre giorni davvero sconsolato: ho capito che il mio orientamento è troppo approssimativo per questo bosco e che dovrei ricominciare dalle basi per poter migliorare significativamente.
Credo che ormai sia troppo tardi per dedicarmi a migliorare certe caratteristiche, quindi non mi resta che prendere con leggerezza le mie gare cercando di divertirmi ancora senza farmi male.
Non sto a descrivere le mie singole gare, in quanto solo nella prima tappa sono riuscito a sbagliare poco; le due successive, forse complice la temperatura elevata, sono da dimenticare velocemente.
Per il resto è andato tutto abbastanza bene, salvo un problema con la prima stazione della seconda tappa che ha fatto riscrivere la classifica partendo dal secondo controllo.
Unici italiani presenti il duo del Cus Torino, in attesa dell'arrivo del GOK fra qualche giorno.

sabato 11 luglio 2009

5 Giorni delle Dolomiti - JWOC

Il mio tour estivo inizia con la 5 giorni delle Dolomiti; era molta l'attesa per questa manifestazione in quanto abbinata al JWOC (campionato mondiale giovanile).
L'abbinamento delle gare è simile a quello dello scorso anno in Rep. Ceca: cioè, dare la possibilità agli accompagnatori (la maggioranza dei quali sono scandinavi) di poter assistere alle gare giovanili e di cimentarsi sui terreni alpini per tutta la durata della manifestazione.
Per una settimana, la valle del Primiero è completamente invasa da divise, colori, volti che richiamano l'orienteering; dalle targhe delle autovetture, ai pulmini "grazie, non fumo" ticinesi, ai negozi tapezzati di lanterne e cartine, tutto è stato finalizzato per rendere l'accoglienza degna di questo evento.
Il numero di volontari è impressionante: spesso vengono citate le due società organizzatrici, Primiero e Pavione, ma ho riconosciuto moltissimi volti, dietro i tavoli, che nulla hanno in comune con le predette società sportive; qui era in ballo la faccia dell'intero orienteering italiano e molti sono accorsi in aiuto agli organizzatori.
Non voglio tralasciare nemmeno quelle facce meno note che, con paletta in mano, erano confinati ai parcheggi o altri personaggi impiegati in compiti poco appariscenti.
Questo preambolo potrebbe avere poca attinenza con la mia gara, ma credo sia doveroso ricordare chi s'impegna per organizzare questi eventi ovunque essi si tengano.
Sicuramente alla fine verrano ricordati gli errori, le varianti in corso, i "se ed i ma", ma credo che, solo organizzatori specializzati tipo "o-ringen" possano permettersi di considerare "normale" questo tipo di evento.
Il lunedì mattina, sotto una pioggia intermittente, s'inizia con la prima tappa; l'ampio pratone si riempie velocemente di autovetture (moltissime a noleggio), mentre le tende iniziano a gonfiarsi nei pressi del campo sportivo. Partenza ed arrivo sono molto distanti dal ritrovo e quindi niente fotografie.... infatti, un lungo sentiero, stretto e ripido ci conduce allo start; per i temerari c'è anche il warm up, ma il clima non aiuta molto in questo esercizio.
I gazebo di partenza sono molto differenti dal solito: almeno 5 canali differenti, ognuno dei quali con i propri controlli; ciò significa che, solo qui, ci sono almeno una cinquantina di addetti!
Non mi voglio dilungare sulla mia gara altrimenti questi post diventerebbero infiniti... la mia prima tappa è stata davvero bella, interessante, solo un paio di tratte obbligate; mi sono divertito molto e nonostante fossimo in molti, nel bosco, raramente ho visto qualcuno.
Non ho fatto grossi errori ed il tempo perso per strada penso si possa quantificare in 3-4 minuti; purtroppo ho fatto PE, nella parte finale della gara dove non osservavo l'oggetto da ricercare, cioè scambiando un sasso con il vicino rudere.
Comunque il tempo finale mi ha soddisfatto facendomi capire di essere posizionato a centro classifica; è davvero notevole il livello dei miei avversari: vedere gente del calibro di Maddalena e Mogensen lottare con altri 5-6 atleti per il podio e considerare gente come Corradini e Tettamanti dei rincalzi (cioè oltre il decimo posto), rende l'immagine di come sia il livello dei master in genere. Ciò che m'impressiona è il livello fisico degli stranieri: dagli split ho notato alcuni nomi anonimi, che mi circondano in classifica, i quali fanno comunque segnare intertempi incredibili rispetto alla mia velocità.... probabilmente sbagliano maggiormente!
Nel pomeriggio è stata la volta del mondiale sprint: personalmente ricordavo un campionato italiano sprint a Mezzano, come uno dei più belli, in quanto alternava velocità a lettura fine in mezzo alle case del paese.
Per questa occasione, gli organizzatori hanno voluto inserire anche il centro di Imer come assaggio iniziale; con Mary, abbiamo navigato lungo percorso in modo da immortalare i ragazzi in più punti. Ovviamente si notavano delle differenze fra l'incedere di atleti più evoluti orientisticamente ed altri meno abituati a districarsi nel labirinto; l'arena finale, il campo sportivo di Mezzano, offriva un colpo d'occhio non indifferente: tribune gremite, speaker coinvolgenti, ragazzi che sprintavano fino all'ultima forza.... il tutto baciato dal sole che riscaldava tutti i tifosi reduci dall'acqua mattutina.
Nella classifica finale, si notavano le bandiere rossocrociate fra gli uomini mentre erano le donne scandinave a dominare la scena; la nazionale italiana rimaneva un pò delusa, ma credo che certi risultati si ottengano col tempo e con il lavoro di squadra e non con un singolo che, magari, corre la gara della vita.
Il martedì era il giorno del passo Rolle: sulla carta doveva essere la giornata migliore sia per lo scenario che per la carta. Purtroppo tutto è andato storto: un violento acquazzone ha raffreddato la voglia di assistere a oltre sei ore di arrivi! Lo speaker (uno nuovo) creava un ulteriore senso di malinconia e davvero pochi hanno seguito l'evolversi della gara long dei JWOC. La seconda tappa della 5 giorni non si è corsa sull'impianto mondiale e questo ha reso la gara molto banale e davvero deludente per chi aveva sperato di divertirsi; il tracciato master si sviluppava, inizialmente, in discesa lungo i prati, poi tratto centrale più divertente e ritorno, in salita, lungo il bosco e il prato.
La mia gara è finita prima del terzo controllo: avevo già perso un minuto alla 2 (ero passato a 5 metri), ma il colpo di grazia arrivava al termine della discesa nei prati... la caviglia, che da qualche gara ha dei problemi, cedeva improvvisamente con le conseguenze del caso.
Il primo pensiero andava alle ferie: fare le vacanze con la caviglia gonfia non è il massimo della felicità! problema successivo, come tornare al ritrovo: notavo che mi trovavo dalla parte opposta della carta e quindi non proprio nei paraggi delle tende. Camminando lentamente, riuscivo a lenire il dolore e l'idea di continuare la gara iniziava a maturare nella mia mente. Infatti, camminando, mi avvicinavo alla lanterna e proseguivo la mia marcia; un altro minuto speso male per andare alla lanterna quattro (probabilmente la concentrazione era ancora per conto suo), poi una serie di sorpassi nei miei confronti (in sequenza: Stormer, Tettamanti, Maddalena) mi facevano riflettere sulla differenza atletica esistente fra i master; il gap diventava ancora maggiore in quanto non riuscivo a stare in piedi, a causa della paura di rompere la caviglia e per la presenza di quei piccoli rami bagnati, nascosti fra l'erba del bosco, che sono peggiori dei sassi!
Assurdamente, quando iniziavo la parte finale, in salita, riuscivo a camminare meglio e sbagliare poco; nonostante gli ampi spazi gialli finali fossero un invito a correre le insidiose paludine facevano sprofondare e cadere anche i più allenati orientisti scandinavi.
Subito dopo la mia gara un nubifragio costringeva i superstiti del gruppo GOK dentro una tenda intenti a tenere il telo fermo, poichè il vento rischiava di portare via tutto.
Come già scritto, la giornata del passo Rolle è stata molto deludente rispetto alle attese; lo stesso sentimento che, penso, abbiano avuto quei turisti arrivati sul passo ed impossibilitati a parcheggiare nei pressi del valico.
Mercoledì il programma prevedeva la gara di trail-O: Roberta Falda aveva caldeggiato la nostra partecipazione in quanto era importante mettere assieme delle squadre, da tre individui, che rappresentassero delle nazioni; Stegal si "vendeva" ad Italia 1 (con Remo e Alessio), mentre io, Roby e Piero venivamo nominati Italia2; inizialmente i partecipanti dovevano essere pochini ed invece, al lago di Calaita, sono saliti in parecchi.
La gara mi è piaciuta molto a livello tecnico: molte le lanterne a disposizione, molto diverse le tipologie di risoluzione dei controlli, solo due-tre le lanterne discusse nel dopogara e, come da copione, un cambio di risposta esatta in overtime. Il rovescio della medaglia stava nella poca ufficialità della manifestazione: le partenze scaglionate "mass start" non hanno scremato il gruppone e più di uno ha preferito fare gara di coppia o addentrarsi nella zona proibita; accese lamentele ha destato la coda sviluppatasi prima dei punti a tempo: chi ha aspettato per un'ora, a stomaco vuoto, non era proprio felice dell'epilogo della gara. Personalmente avrei diviso i controlli a tempo fra gli elitè e gli open, mentre il quarto e quinto punto a tempo li ho trovati superflui.
La mia gara è stata abbastanza buona nei punti più insidiosi: ho commesso due errori in sequenza (4-5) per l'errata lettura della carta in quanto non avevo visto le linee che differenziano la depressione dalla collina; errata la mia valutazione al sentiero (13), nonostante parecchi indizzi mi portassero alla risposta B. Altri due errori (15-16) davvero simili ma che non sono ancora riuscito a chiarire: come si devono interpretare nasi e avvallamenti con linea singola... ultimo errore in un punto a tempo, forse dettato dalla troppa foga nel rispondere.
Bella la premiazione a contorno di quelle dei JWOC: è stato un fatto insolito salire su un podio del trail-O davanti ad un pubblico prevalentemente straniero in rappresentanza dell'Italia.
Giovedì è stato il mio giorno di riposo, in quanto la caviglia non mi dava delle garanzie di tornare sano al traguardo; con Mary, ne ho approffittato per fare il turista lungo una serie di passi dolomitici che non hanno nulla da invidiare ad altre bellezze naturalistiche. Al ritorno, mi fermavo a San Martino di Castrozza per osservare i superstiti della terza tappa: dai commenti mi è sembrato di non essermi perso granchè, anche perchè la gara dei JWOC aveva selezionato soltanto i finalisti della gara middle.
Venerdì è stato "il giorno"! Sempre a San Martino, di buon'ora si svolgeva la finale middle: il tempo teneva egregiamente giusto quel poco da far terminare la gara. Avendo assistito l'anno scorso agli assoluti, ho avuto un termine di paragone diretto fra le due manifestazioni; sarà che questi ragazzi non sono molto conosciuti, sarà che i ragazzi italiani sono ancora troppo distanti dal vertice, sarà che non c'erano i trac trac e le telecamere nel bosco, il risultato pende per la gara del WOC 2008.
L'organizzazione aveva posato un ottimo punto spettacolo, che però aveva radunato tutti i tifosi lontano dall'arrivo e quindi assenti lungo il rettilineo finale; per parecchio tempo gli atleti sono arrivati al finish non trovando molti spettatori ad applaudirli; gli speaker hanno cercato di coinvolgere i presenti ma, le grida di Stegal poco hanno potuto fare se lasciate a loro stesse.
L'unica cosa certa era che il bosco doveva essere bello e tecnico; questo mi rallegrava molto in quanto anche i master sarebbero passati su quel lembo di montagna. La griglia di partenza pomeridiana, credo sia stata studiata in un bel giorno estivo: altrimenti non mi spiego come si possa partire alle 19 circa! il problema è che da mezzogiorno in avanti è caduta una pioggia torrenziale alternata da schiarite e grandinate!
Chi ha corso verso le 15, ha potuto chiudere la sua prova sudando, un paio d'ore dopo ci voleva una coperta termica, verso le 19 oltre alla coperta anche una bella pila con doccia calda al finish! questo per descrivere come il tempo meteo abbia influito sui giudizi ed umori dei singoli partecipanti. A parte ciò, il mio giudizio sulla carta è stato fantastico! finalmente una gara dove non c'era da pensare al menù serale, dove la concentrazione era fondamentale per non perdersi all'interno del cerchio, dove le varie tracce potevano essere d'aiuto o d'inganno. Il tutto sotto una gelida pioggia, qualche chicco di grandine, una luce sempre più fiocca, una caviglia malandata.... però è stato bellissimo!
La mia gara è stata molto pulita, solo un errore da poco più di un minuto alla 4 e qualche decina di secondi in altre 3-4 lanterne; avrò perso tecnicamente 3' circa, avrò perso molto nella corsa, avendo come primo pensiero l'infortunio, ma mi chiedo come possano aver viaggiato quei 4 che stavano davanti in classifica! all'arrivo avevo la consapevolezza di essermi divertito molto in quel bosco, nonostante l'ennesima storta sul sentiero finale....
Sabato era di scena l'ultimo atto a Val Canali ma, di questo, vi scriverà qualcun altro in quanto, sommando i più ed i meno della giornata, ho preferito rientrare senza passare dal via!
domani mattina saremo in viaggio per la Slovenia dove ci attendono terreni altrettanto affascinanti.
In conclusione, la cinque giorni delle Dolomiti passa nell'archivio 2009 come manifestazione imperniata sui JWOC con le conseguenze del caso; probabilmente fosse stata pensata singolarmente avrebbe avuto meno problemi organizzativi in quanto i volontari e i responsabili non potevano essere ovunque; nella mia mente rimarrà la cartina di San Martino ed il ricordo di aver incontrato vecchi amici reali e di blog nonchè questa caviglia che inizia a darmi seri problemi.