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lunedì 22 novembre 2010

Forlanini bis

Dopo il post sentimentale, ecco quello più tecnico.
Alcune cose sono state già anticipate nelle soluzioni commentate che avevo compilato prima della gara; ero curioso di vedere se, da tracciatore, avrei capito come si sarebbe evoluta la gara.
Lasciando in secondo piano questioni relative al meteo, alla luce, alla vegetazione, che comunque avrebbero condizionato la gara rendendola più o meno difficile volevo analizzare le singole lanterne anche alla luce dei risultati che, alla fine, contano più delle parole.
La mia idea di tracciato prevedeva una prima parte abbastanza monocorde con dei quesiti abbastanza semplici; dopo il punto 7, la lunga camminata introduceva nella seconda parte dove si alternavano quesiti impegnativi ad altri semplici.
Il numero di stelline, indicate sulle soluzioni commentate, evidenziano quanto tempo sarebbe stato necessario, secondo me, per risolvere il punto.
Il primo punto a tempo non era strutturato per fare grossa selezione: avvicinandosi alla zona s'intravvedevano alcuni teli e qualcuno ha cercato di studiare in anticipo la zona.
Questo tipo di quesito proponeva una serie di alberi isolati che rendevano uniforme la vista davanti agli occhi; il mio obiettivo era quello di rendere evidente la risposta C in quanto le lanterne ai lati sembravano troppo lontane rispetto al cerchio. In realtà, la vera strategia era quella di capire quale fosse l'albero che si trovava davanti al punto di osservazione, il quale fungeva da spartiacque tra le lanterne (A,B,C) e le altre 2; solo a quel punto si poteva riuscire a decifrare correttamente l'intera sequenza di alberi e rispondere correttamente.
Ben 15 atleti hanno risposto correttamente, tutti i migliori escluso Marina che non è parsa essere nella sua giornata migliore.
Il secondo punto a tempo doveva essere quello che faceva selezione; in realtà, la zona è la stessa ma vista da ovest. Per evitare che durante il tragitto, primo - secondo punto a tempo, qualcuno si fermasse a studiare la zona, Stegal aveva posato delle lanterne "civetta" in modo da distogliere l'attenzione sul primo punto.
La difficoltà nasceva dal fatto che il bianco (i salici) nascondeva il cespuglio più a ovest; per questo motivo chi ha tentato di ricostruire mentalmente la zona da sinistra verso destra non riusciva a venirne a capo. Da notare che il cespuglio nascosto è sotto la curva di livello mentre i due cespugli in primo piano erano sulla stessa altezza; la mia idea era dare l'impressione che la risposta esatta fosse la D in quanto posata sul secondo cespuglio visibile.
Un altro elemento di attenzione era quello degli alberi (rossi) sullo sfondo: la lanterna C era la stessa del primo punto (B) e quindi sull'albero più vicino al lago mentre, in realtà, se il cespuglio basso fosse stato visibile anche altri alberi "rossi" si sarebbero dovuti vedere.
Solo tre atleti hanno superato questo esame, ma due sono i migliori e l'altro è Lenarduzzi che riesce a passare da risposte impossibili ad errori madornali; Tenani ha risposto erroneamente salvo accorgersi subito dopo.... Cereser ha perso qui la vittoria!
Dopo i due punti a tempo inizia la gara con un quesito molto semplice: individuare se una lanterna si trovi o meno in un determinato punto.
Qui c'erano parecchie indicazioni per arrivare con certezza alla soluzione; innanzitutto, il centro del cerchio si trova a sud-ovest del termine del sentiero; è vero che noi non vediamo il termine, ma vediamo la direzione e la lanterna è sulla destra (vedendola dal punto di vista).
Per capire se l'allineamento orizzontale sia esatto bisogna spostarsi ad est e traguardare il bordo nord della baracca con l'angolo del recinto; attenzione, siccome i due oggetti non sono paralleli la lanterna non può essere sull'asse del bordo della baracca ma esterna (verso nord) rispetto ad essa.
Ben 6 atleti hanno sbagliato forse per inesperienza, però credo che Susy e Giuliano M. potessero essere all'altezza di risolverlo.
Il secondo punto è il classico punto del trailO: curva di livello singola che evidenzia un avvallamento. Ho sbagliato molte volte questo tipo di punto perchè non sono assolutamente d'accordo con la convenzione del trailO; infatti, la convenzione prevede che nel caso di avvallamenti e nasi, delineati da una singola curva, va considerata solo una parte dell'aspetto morfologico.
Questo significa che, in caso di un avvallamento la cui curva di livello passa a metà pendio, la parte valida da considerare è solo quella bassa.
Dicevo che non concordo con questa regola in quanto penso che la curva serva solo per evidenziare, sulla carta, che in quel punto c'è l'avvallamento ma poi dovrebbe essere il terreno a mostrarmi dove inizia e finisce quel tipo di morfologia.
Partendo dal presupposto che difficilmente verrà cambiata questa convenzione ho imparato ad affrontare questi punti classici da trailO; nel caso del Forlanini la lanterna A era posata a circa metà dell'avvallamento reale ma comunque sopra alla curva di livello disegnata sulla carta che passava all'altezza del sasso; la lanterna B, che in realtà era posata nella parte piana dell'avvalamento era quella che soddisfava la convenzione.
Questo punto è stato sbagliato da sei persone ma sono rimasto sorpreso dagli errori di atleti esperti come Lenarduzzi, Falda e Beltramo!
Il terzo controllo prevedeva una serie di sassi a bordo lago dei quali, il più a est, non era cartografato in quanto minoritario rispetto agli altri.
Ed era proprio su questa mancanza che si giocava la risposta: la lanterna D era posata sul sasso "fantasma" mentre B e C erano ad est dei due sassi cartografati.
L'altro elemento di disturbo era la presenza della lanterna A, fuori dal gruppo, che se non fosse stata ricordata avrebbe "sballato" la risposta.
Quasi tutti hanno capito il quesito anche se sorprende come Grilli abbia optato per la Z notando che la lanterna, per esigenze logistiche (l'acqua del lago era arrivata al piede del sasso), era posata a ridosso del sasso lasciando qualche centimetro verso est; Marina, a conferma della sua partenza negativa, sbagliava ancora, mentre Roberta credo si sia dimenticata della lanterna A.
Il quarto punto, annullato a causa della caduta di un telo durante la competizione, non era insidioso in quanto, anche se non si riusciva ad individuare il terreno pavimentato, aveva più elementi di risoluzione.
La prima opzione risolutiva era calcolare la distanza fra le lanterne e la strada; c'erano più di 5 metri di differenza, che su una distanza di 15 metri si notano abbastanza.
L'altro aiuto veniva dalla macchia bianca dell'albero sovrastante; le lanterne erano posate al centro ed al bordo di questa macchia facendo capire quale fosse la lanterna esatta.
Prima dell'annullamento avevo notato che quasi tutti gli atleti avevano risposto correttamente.
Quinto punto, sulla carta, banale in quanto la scalinata si vedeva nettamente; sapevo che a novembre la vegetazione sarebbe stata diversa e la scala sarebbe stata coperta di foglie. Osservando la collina e la posizione delle panchine si poteva capire quale fosse la lanterna esatta.
Ripensandoci ora, forse, non rimetterei lo stesso punto in quanto tecnicamente non c'erano grossi riferimenti da sfruttare ma solo un pò d'intuito e logica. Da evitare....
Comunque solo Marina ha sbagliato questo punto ed altri quattro atleti con poca esperienza.
Il sesto punto non era casuale ma doveva essere capito ottenendo le informazioni necessarie cambiando punti di osservazione. Premetto che la buca era davvero invisibile dalla strada e quindi non avrei mai messo una Z giustificandola con la posa al bordo o cose simili; sulla carta c'erano tre buche ed era importante capire dove fossero collocate sul terreno.
Dalla zona vicino alla fontana si poteva fare l'azimut che già indicava una fetta ben precisa di spazio; dall'incrocio delle strade si vedeva l'allineamento delle tre ipotetiche buche. Ma era da sud, dietro la macchia verde fatta a triangolo che si aveva l'esatta percezione che il telo era posato ad est della punta verde.
Ben nove atleti hanno sbagliato questa lanterna di cui due vittime eccellenti: Tenani e Cereser.
Alessio mi ha confidato di aver sempre pensato alla risposta A ma di aver cambiato idea proprio guardando da sud; davvero strano.... Elvio, non l'ho sentito ma magari commenterà questo post.
Il punto sette era stato pensato per far recuperare tempo a chi ne aveva speso troppo in precedenza; una lunga canaletta, con due semicurve, ed una macchia bianca ad evidenziarne la posizione.
Le lanterne erano posate nei pressi delle curve e quella centrale tra le due; Remo, ha trovato più difficile questo punto di altri, non so se fosse stanco oppure perchè il quesito fosse complicato; credo di più alla prima ipotesi perchè solo tre atleti hanno sbagliato questo punto.
Dopo la lunga camminata, nella quale si sarebbe potuto anche studiare il punto 18, si arrivava al punto 8; questo gruppo di lanterne (l'unico a 5 teli) era stato costruito per fare un pò di selezione.
Qui la difficoltà consisteva nel disegnare mentalmente tutta la sequenza di bianchi e gialli che si estendevano dal punto di vista fin quasi all' opera d'arte (?); era importante appoggiarsi sull'unico bianco a sinistra della strada che indicava la profondità delle due lanterne più vicine al cerchio.
I teli D e E erano da scartare quasi subito in quanto troppo vicini al punto di vista e al primo grande giallo nonchè distanti dalla strada; la lanterna A era nel giallo giusto ma posata al limite delle macchie bianche che lo delimitavano. Rimanevano B e C, ma spostandosi verso nord si poteva capire che la C si trovava oltre la macchia gialla interna al cerchio.
Ho notato che, questo punto, ha fatto cadere i meno esperti anche se Grilli e Lenarduzzi hanno optato per risposte differenti.
Il punto nove poteva diventare insidioso perchè aveva, invece, troppi particolari da osservare; innanzitutto era da focalizzare quale terno di alberelli fosse sulla direttrice nord-sud.
La lanterna A era posata su quel terno e quindi si capiva che il terno giusto era due linee più a est; altro metodo poteva essere quello di allineare l'albero interno con i vari terni di alberi e vedere se il loro proseguimento oltre la strada cadesse sul giallo o sul bianco; il terno esatto era il primo il cui proseguimento andava nel giallo.
Solo quattro atleti hanno sbagliato ma non si può notare, nuovamente, il binomio Grilli - Lenarduzzi che da quel momento iniziavano la loro rimonta.
Il punto dieci non era quello originale poichè è stato inserito ultimamente; dovendolo inventare in quella zona, ho optato per un quesito di precisione che però diventava abbastanza semplice avendo un albero come riferimento.
Infatti, credo che ben pochi sarebbero stati capaci di vedere la mediana fra la canaletta ed il recinto senza l'ausilio degli alberi. Mi sono limitato a mettere entrambe le lanterne sullo stesso asse ma con profondità diverse.
La difficoltà stava nel capire quale delle lanterne fosse stata posata a sud ovest dell'albero ad una distanza di circa 3-4 metri.
Questo quesito veniva sbagliato da sei persone ma da notare che ci sono tutti e tre gli atleti torinesi....
Il punto undici, visto sulla mappa, poteva sembrare complicato in quanto vedere tre buche da lontano, in mezzo ad un prato, poteva risultare complicato.
In questo caso era necessario individuare la buca centrale ed osservarne il bordo ovest (altrimenti il rischio era che il telo non si vedesse proprio...); l'angolo di visualizzazione era abbastanza ampio ed, addirittura, si poteva osservare il punto da una prospettiva sopraelevata.
Almeno tre erano le possibilità d'individuazione della buca esatta: il filo elettrico, il quale passava direttamente sopra la buca più a sud, la distanza fra lanterna e macchia bianca, a sud, che sarebbe dovuta essere maggiore oppure traguardare gli alberi posti vicino alla strada con i due pioppi piantati vicino alla canaletta a nord delle buche. Chi aveva una buona vista poteva anche individuare le tre (in realtà sono quattro) buche.
Talmente tante erano le possibilità che nessuno (quasi) ha sbagliato.
Il punto dodici presentava un quesito legato alla posizione di una curva di livello osservandola dall'alto; infatti, il problema era capire dove terminasse la collina in quanto c'era la possibilità che entrambe le lanterne fossero comprese nel disegno della collina.
Questa volta ho voluto escludere la lanterna B per non aggravare la difficoltà ma poteva starci tranquillamente la variante delle due lanterne con stessa descrizione. Il mio problema era quello di fare in modo che si comprendesse ciò che chiedevo e quindi ho centrato il cerchio molto vicino al bordo della strada.
La lanterna C era posata a circa 5 metri dal centro della strada ed a circa 10 metri a nord della verticale della canaletta; la lanterna B era a 4 metri, a sud est, dalla lanterna C.
Con queste distanze ridotte e con la strada in mezzo, non ho mai pensato alla lanterna Z; ora, non so se ho fatto un errore a non valutare questa opzione visti i risultati pratici.
Infatti, quasi tutti hanno capito il problema ma i più pignoli (Madella, Tenani, Bettin) hanno dato la risposta Z che non era nelle mie previsioni; mi chiedo se sono stato superficiale io o troppo precisi loro....
Il punto tredici era molto semplice e serviva per far guadagnare del tempo in previsione dei due quesiti successivi. I primi due teli erano posati in modo da sembrare esatti, la lanterna A era nella zona giusta ma non al bordo della vegetazione e la lanterna B soddisfava la descrizione punto ma non il centro del cerchio.
Qui, solo Paolo Grassi ha sbagliato e sicuramente per mancata conoscenza delle regole.
Il punto quattordici era stato studiato per fare selezione anche se ho cercato di dare un piccolo aiuto con la lanterna C; infatti, il grosso problema era capire la profondità dei teli rispetto al bosco ed al recinto.
La lanterna C era posata a circa 3 metri dal recinto, quindi la sua distanza era corretta ma la sua posizione era decisamente spostata verso sud.
Viceversa, la lanterna D era correttamente in asse con il proseguimento della strada est-ovest ma ben 14 metri distante dal recinto; una possibile soluzione era quella di coniugare queste due informazioni.
Altra possibilità era quella di allineare le due lanterne e vedere che la retta da loro originata arrivava nei pressi del recinto a nord del punto di osservazione.
La maggior parte dei migliori è riuscita a fare bene questo punto e l'unica vittima illustre è stato Guido che qui ha perso la sfida con Remo.
Anche il punto quindici si presentava abbastanza insidioso; non c'era riferimenti visivi del muretto e quindi non lo si poteva risolvere con i sistemi convenzionali.
Il centro del cerchio indicava la distanza dell' ipotetica lanterna corretta sia dal recinto che dalla strada; in particolare, il muretto copriva i 2/3 (circa 22 metri) dell'intera distanza e quindi la lanterna doveva essere posata a circa 11 metri a sud del recinto.
Invece, il telo E era posato a circa metà strada fra recinto ed angolo della strada e quindi a circa 16 metri.
Il modo più corretto per risolvere questo problema era quello di creare un asse parallelo sulla strada del punto di vista, provando a calcolare, con i passi, le distanze di cui sopra.
In questo quesito, si sono distinti coloro che hanno esperienza in questo sport in quanto cadono subito all'occhio i due blocchi di coloro che hanno fatto centro o meno.
Il punto sedici sembrava facile, doveva essere difficile ma è rimasto facile; mi spiego: inserire due lanterne su due angoli di un recinto è roba da esordienti.
Il punto lo avevo scelto perchè, in realtà l'angolo prescelto non si vedeva affatto; quest'estate, la zona che andava dal telo B all'albero isolato era tutto un verde 3 omogeneo.
Per questo, avevo cartografato con cura le lunghezze delle reti e messo in risalto la canaletta che costeggiava il terreno privato.
Purtroppo, le abbondanti piogge hanno tolto una parte di questo verde, lasciando intravvedere l'edificio all'interno del recinto e quindi rendendo molto facile questo punto.
Nel leggere il risultato sono rimasto sbalordito dalla risposta (A) di Giuliano M.!
Penultimo punto non certo facile; era il classico quesito "tra i due" ma con una variante: l'asse che congiungeva i due punti non era piatto e non completamente visibile.
Non ho voluto barare sull'allineamento perchè volevo testare la bravura dell'atleta in questa tecnica; volevo vedere, anche, se qualcuno non conosce ancora la regola dei bordi....
La soluzione di questo punto poteva essere simile a quella del punto quindici: prolungare l'asse del sentiero sulla strada nei pressi del punto di vista e contare i circa 9/10 passi che la separavano dal bordo della strada a est del ruscello; a quel punto fare la metà e capire che il telo B era quello esatto.
La maggioranza dei partecipanti ha fatto bene anche se mi sorprende la risposta di Fulvio e Susy.
Ultimo punto abbastanza semplice poichè non volevo mettere in difficoltà quelli che erano in ritardo; la distanza dalle lanterne era parecchia ma in precedenza si poteva già studiare la posizione degli alberelli.
Le tre lanterne erano posate in modo abbastanza schematico (le mediane dell'asse di ciascun albero a sud nei confronti di un solo vertice) non rappresentando un grosso problema.
Infatti, nessun concorrente ha avuto problemi.
Il tempo di tirare il fiato un attimo e poi via ai punti a tempo finali; il terzo punto a tempo era stato preparato per fare selezione.
Ho sfruttato una delle poche zone con le curve di livello per cercare di variare i quesiti; anche in questo controllo ho voluto fare in modo che la risposta più istintiva fosse sbagliata.
Ho scelto di posare due lanterne nel giallo che sulla carta è piuttosto evidente; nella realtà solo il telo C sembrava essere in mezzo al prato mentre D ed E sembravano abbastanza lontani e nascosti nel bosco.
In realtà la soluzione doveva essere cercata osservando la curva di livello ausiliaria che, se si chiama in questo modo, una funzione dovrà pura averla!
In questo caso era stata usata per delineare la fine del piano presente fra le due curve di livello continue; osservando verso sud-ovest si capiva il concetto appena espresso, in quanto l'ausiliaria passava sopra i due alberi isolati.
La lanterna C era, invece, posata all'altezza dei due alberi isolati e quindi troppo bassa.
Solo sette concorrenti hanno risposto esattamente ma vanno sottolineate le prove di Cortellazzi e Padoan che non sono certo i più navigati.
L' ultimo punto a tempo non era stato pensato troppo difficile in quanto anche open A ed esordienti erano chiamati ad esprimersi; quando ho guardato le risposte dei partecipanti sono rimasto sbalordito! non credevo potesse fare quella selezione.
Infatti, era un quesito molto semplice dove non c'erano fronde od ostacoli particolari: ben cinque pallini (alberi isolati) disposti a trapezio e cinque lanterne posate su alcune mediane.
Credo che abbia ingannato il fatto di aver posato quattro teli ravvicinati di cui uno molto simile, come impostazione mentale, a quello corretto.
Chi ha avuto la capacità di analizzare lo scenario non ha avuto problemi mentre chi ha risposto d'impeto ha pagato dazio.
In nove, compresi open A ed esordienti, hanno fatto bene mentre gli altri avranno capito che il trailO non è proprio una banalità.
Mi scuso con gli open A e esordienti se non ho fatto questo lavoro anche per loro ma se qualcuno volesse avere delle delucidazioni sui loro punti sono a disposizione.
Con questo credo di aver finito tutto ciò che mi legava a questa gara in veste di cartografo, tracciatore, informatico ecc... sperando che la gara sia piaciuta.
Anche perchè non so se, e quando, ci sarà un bis!




domenica 21 novembre 2010

Forlanini

Chi fosse venuto qui solo per leggere qualche considerazione inerente la gara di trailO aspetti il prossimo post!
In questo racconto ho voluto rubare un pò di mestiere al maestro Stegal per raccontare quella che, per me, non è stata una semplice gara ma un'avventura lunga un anno.
Questa mattina, sono andato di buon'ora a correre al Forlanini; nell'ultima settimana ho passato più tempo lì che a casa. Ma questa volta ci sono andato con un umore diverso: ho voluto, virtualmente, stringere la mano a questo mio amico e dirgli "ce l'abbiamo fatta!".
Dovete sapere che da anni, oramai, vengo a correre in questo pezzo di terra confinato ad est di Milano vicino all'aeroporto di Linate; lui mi ha visto sudare con il caldo, il freddo, il vento, la neve. Ogni volta mi chiedeva: ma chi te lo fa fare? gli ho promesso che, un giorno, lo avrei reso partecipe di questo mio sport. Inizialmente, pensavo di fare una gara sprint di CO, ma Stegal con la "Milano nei parchi" mi aveva anticipato; ho sempre voluto tracciare io perchè mi sentivo il padrone di casa.
Un anno fa, durante un momento di pazzia del gruppo GOK, si decise di organizzare una gara di trailO nazionale; anzi, all'inizio si ipotizzarono due gare una al Monte stella l'altra al parco delle cave. Alla fine, il risultato fu quello di una sola gara al parco Forlanini.
A quel punto ho capito che era venuto il momento di dare il giusto tributo a questo mio compagno di allenamento anche perchè, nel 2011, lo dovrò abbandonare in quanto cambierò residenza.
Ricordo che la prima cosa che ho fatto è stata quella di andare a vedere la vegetazione autunnale e cominciare a capire come pianificare i tracciati; avevo come riferimento la cartina del 2006 di Marzari che, per la Milano nei parchi era ottima, ma per il trailO risultava essere deficitaria. Da quel momento, oltre che tracciatore ero diventato anche cartografo!

Prima di continuare il racconto cronologico, volevo enunciare i miei dogmi su cui ho fatto riferimento in questo lavoro:
- primo: se una persona (non importa il numero) percorre 1000 km. di strada, paga l'iscrizione, perde una giornata della sua vita per fare la mia gara, il minimo che possa fare è cercare di soddisfare le sue aspettative.
- secondo: il mio ideale di atleta trailO è colui che sa applicare correttamente il rapporto cartina - realtà ma non solo (altrimenti sarebbe uno sport per soli cartografi), deve avere la capacità di applicare regole logiche - geometriche laddove la sola vista non sia sufficiente (esempio: lanterna posata a nord di un sasso di 2X2, se il punto di vista è a sud la logica vuole che la lanterna non si veda...).
- terzo: se tutti vogliono fare la categoria Elité, anche non avendone le capacità, sono loro che devono adattare al percorso e non viceversa (ho notato che l'atleta accetta più facilmente di essere declassato in uno sport "fisico" in quanto l'inferiorità è palese mentre in uno sport "mentale", come il TrailO, nessuno accetta di sentirsi inferiore ad altri).

Avendo ricevuto questi due incarichi ho dovuto cominciare a studiare i vari OCAD, Condes, Photoshop ecc.... infatti, nonostante siano vent'anni che giro per l'Italia a caccia di lanterne non ho mai avuto cariche e titoli; solo una volta ho partecipato ad un corso tracciatori ma non ho dato l'esame in quanto non ero concorde con quanto appreso. La mia idea è che se qualcuno vuole ricoprire un incarico deve avere tempo, voglia e capacità per farlo: non sempre è così e molte volte i risultati si sono visti....
Comunque, per molte ore mi sono applicato affinchè la cartina diventasse idonea per la gara di trailO; più cartografavo, più mi venivano le idee e così facendo cambiavo più volte tracciati e punti. Il problema di un tracciato non è solo quello dei gruppi di controllo ma anche pianificare la zona di partenza, arrivo, punti a tempo, strade percorribili anche dai paralimpici, insomma non è semplice mettere assieme tutte queste cose contemporaneamente.
Un'altra mia idea è sempre stata quella di separare gli elité dalle altre categorie: più volte, nelle passate gare, mi è capitato di trovarmi nei pressi di un punto con dei gruppi di ragazzi che chiacchieravano, ipotizzavano se non, addirittura, si avvicinavano alle lanterne; questa cosa da fastidio al concorrente perchè ne viene condizionato. Così facendo, però, aumentavo il carico di lavoro....
Verso la fine di agosto carta e tracciati vari erano praticamente pronti: mancavano l'omologazione e la supervisione del delegato tecnico. Ad inizio novembre c'è stato il momento più difficile: entrambi i sopracitati ruoli si sono messi all'opera e nel giro di qualche giorno mi sono piovute una serie di osservazioni più o meno necessarie. E' stato grazie a Stefano che non ho mollato tutto quanto! il mio modo di lavorare e vivere è quello di programmare tutto ciò che è possibile fare; erano mesi che lavoravo a questo progetto proprio per non trovarmi all'ultimo minuto con delle problematiche. Trovarmi a 10 giorni dalla stampa con cartina da risistemare, percorsi da rivedere mi ha letteralmente mandato in bestia! il motivo non era quello che mi si dicesse di rivedere le cose ma la tempistica con cui mi era stato detto.
Partendo dal fatto che non conosco il software che uso (cioè non conosco alcune funzioni chiave) ho sempre dovuto fare una serie di procedure per ogni variazione richiesta; l'altro problema è che anch'io lavoro durante la settimana ed il tempo per fare queste modifiche non posso sottrarlo alla mia professione e, se permettete, anche al mio sonno!
Superato il momento critico, l'ultima settimana ho gestito iscrizioni e griglie: ho notato che, da buoni italiani, riusciamo sempre ad arrivare all'ultimo minuto ed oltre.... ultimi giorni passati, tra un acquazzone e l'altro, con Stefano e Mary a mettere pallini colorati in giro per il parco, a sistemare le oltre 90 lanterne e 30 paletti dei punti vista con Plab e Bibi indaffarati con le stampe di carte, cartellini, indicazioni.
Finalmente, il giorno da leone del mio amico parco è arrivato! sveglia di buon'ora ed alle 7, con Mary e Stefano, a posare tutto quanto necessario; i nuovi paletti che ho sperimentato si sono rivelati molto comodi. In un paio d'ore eravamo già pronti mentre Manea mi rincorreva per le ultime delucidazioni (in pratica si stava facendo la gara con le soluzioni..).
Il tempo di un caffè e subito in partenza in quanto, con Mary, ero stato assegnato al primo punto a tempo; molto bello ed utile è stato osservare i miei compagni/avversari mentre sono in gara. Verso le 12.30, finite le partenze, quando ormai pensavo di fare una breve pausa arrivava Alessio con un ragazzo a bordo di una carrozzina! panico: non aspettavamo nessuna persona con questo mezzo (la Da Re non era iscritta) ed avevamo optato di fare i punti a tempo in piedi. La presenza di questo concorrente avrebbe potuto inficiare questa scelta....
La calma ritorna quando Luca (questo il suo nome) mi racconta di essere lì per provare questo sport; la mia agenda è abbastanza piena di impegni ma non me la sento di dirgli "trovo qualcun altro". Gli spiego qualche regola base e lo porto al punto a tempo; poi prendiamo una carta degli Open A e facciamo 6 punti. Il ragazzo è molto perspicace e si appassiona subito a questa sfida mentale; capisco che potrà diventare un buon atleta di trailO quando, sbagliando il quinto punto (una malefica Z), non si abbatte e non accetta di essere stato "fregato". Perfetto, sei pronto per le prossime sfide!
Con rammarico gli devo comunicare che devo tornare perchè sono responsabile delle classifiche; inizio ad inserire i risultati e a gustarmi uno dei momenti più attesi: le risposte degli atleti! mi rendo conto che la maggior parte delle cose che avevo ipotizzato si erano avverate e quindi sono contento. Piccolo dispiacere quando sento che il punto 4 verrà annullato per la caduta del telo: nella sfortuna, questa lanterna non ha prodotto cambiamenti in classifica in quanto la maggior parte degli atleti aveva dato la risposta esatta.
I commenti post gara sono sempre i più rischiosi perchè gli atleti si ricordano solo dei propri errori; stranamente non sento grosse lamentele e mi stupisco chiedendomi se hanno fatto tutti bene oppure se davvero avevo fatto un buon lavoro.
Piccola pausa al bar del Saini, premiazioni e poi a raccogliere le lanterne con Stegal a mezzo servizio in quanto si è chiuso la macchina da solo (con chiavi dentro). Come al solito, quando si raccoglie non sempre si trova tutto ciò che si è seminato: fortunatamente, mancano solo un paio di paletti.....
Tutto finito? no! il buon servizio richiede che le classifiche, soluzioni e quant'altro siano on line il prima possibile. Quindi prima di andare a letto, ancora su internet per chiudere il cerchio iniziato un anno fa.
Prima di addormentarmi un ringraziamento a chi mi è stato vicino in questa avventura ed un pensiero a quel mio amico, compagno di allenamenti che per un giorno è stato protagonista di questo mio sport e forse, adesso, ha capito perchè ho faticato tanto in questi anni.

lunedì 4 ottobre 2010

Trieste & Monte Prat

Ultimamente ho tralasciato il blog per due motivi: il primo è legato all'infortunio che non mi ha permesso di fare gare con lo spirito giusto, il secondo perchè sono impegnato a rifinire la gara del Forlanini e a tenere vivo il sito del trailo.
Non potevo, però, non commentare i campionati italiani di trailo: erano i primi in assoluto e per questo li aspettavo con curiosità.
Il motivo era molto semplice: nelle ultime gare nazionali, per vari motivi, il livello tecnico delle gare era sceso paurosamente! io che venivo dal superweekend finlandese e dai terreni dell'O-ringen non mi capacitavo del fatto che il nostro tipo di trailo si fermasse a quesiti di basso livello.
La mia paura è aumentata dopo la gara di sabato: 11 punti di controllo, di cui 5 davvero elementari, un punto a cui solo una persona ha risposto correttamente! 5 punti a tempo troppo impegnativi (uno annullato per cartografia errata...).
Non voglio rivangare certe leggerezze perchè ho resettato questa parte di gara; scrivo ciò nonostante il mio risultato fosse buono e sarebbe potuto essere ancora migliore se la mia visione di sport fosse legata solo ed esclusivamente alla classifica (chi c'era sa a cosa sto alludendo).
In questo post voglio raccontare, invece, quello che è stato davvero il campionato italiano e cioè la gara di domenica! ecco, durante quella gara ho risentito quelle sensazioni che avevo provato in Scandinavia: avversari italiani e stranieri di alto livello, percorso immerso fra prati e boschi con tanti punti più o meno facili; finalmente risentire dentro di me quella voce che ti dice "se ho fatto giusto questo punto sono bravo!" e non "speriamo che sia questa quella giusta".
Sono contento perchè la classifica ha rispecchiato i valori veri dei partecipanti, non perchè io mi senta terzo in Italia ma perchè Remo e Guido sono i due migliori e Renato è subito dietro; Alberto e Marina hanno, forse, mostrato i loro limiti nelle giornate in cui non sono in forma e questo non ce lo si può permettere se si gareggia con avversari molto forti.
Sono contento per Stegal perchè nella sua modestia è sempre lì, appena dietro i migliori come quei mediani del calcio; sono sorpreso dalla prestazione dell'atleta laziale e curioso di rivederla all'opera perchè una cosa che tutti dicono è che questo uno sport "per vecchi e zoppi" ma nessuno ha notato che le donne hanno capacità quasi superiori ai colleghi uomini! magari è proprio questa cosa che infastidisce l'orientista medio, abituato a leggere la sigla W come una categoria inferiore....
Sembrerò polemico ma sono infastidito dalla battuta del presidente (fortunatamente non tradotta in inglese agli ospiti presenti) che confermava l'idea che il trailo lo si debba fare solo a certe condizioni. Personalmente considero il trailO una disciplina (chiamatela sportiva o meno) completamente diversa dall'orientamento classico: è uno sport di testa, come potrebbero esserlo gli scacchi, il sudoku, la dama, le carte; si svolge all'aperto e necessità di una visione del terreno degna di un cartografo o un geometra. Essendo una disciplina giovane ha bisogno di tempo per stabilire dei canoni su cui basare le proprie regole e convenzioni; il luogo comune dello "sport delle polemiche" nasce proprio dal fatto che non tutto è stato ancora codificato; molte volte la leggerezza del tracciatore/cartografo alimenta discussioni che altrimenti non esisterebbero. A livello psicologico paragono una gara a quei concorsi pubblici con risposte multiple: a fine esame, quando si discute con gli amici, si va a criticare/polemizzare sulle risposte sbagliate e si cerca ogni scusante per rendere meno amaro l'errore commesso; ecco, secondo me, dopo la gara di trailO scatta questo meccanismo umano che porta a cercare giustificazioni per i propri errori.
Analizzando la gara, credo che la cosa migliore è sapere che si poteva fare percorso netto; sembra banale ma sapere che si sarebbe potuto vincere equivale a quando nella CO si analizzano gli split: molti atleti dicono "se non avessi sbagliato qui sarei potuto arrivare...". E' vero che con " i se ed i ma " non si va da nessuna parte ma psicologicamente è molto diverso che dire " anche se non avessi sbagliato non avrei potuto arrivare..." (o-ringen 2010: quando con la gara senza errori non sarei arrivato a metà classifica).
Per questo sono contento della mia trasferta a Monte Prat; mi sono divertito, ho vinto una medaglia e so che posso ancora fare meglio! chiudere la stagione in questo modo è la migliore cosa....
Un augurio a Plab che riesce ad ammalarsi proprio durante l'evento a cui teneva molto; è stata una fortuna che il regolamento del trofeo a squadre sia cambiato altrimenti il quarto posto assoluto non sarebbe stato alla nostra portata.

lunedì 30 agosto 2010

Highlands Open 2010

Doveva essere la terza tranche delle mie ferie estive; a maggio, avevo programmato il Tirolo, l'Oringen e gli HOP. Probabilmente, il programma prevedeva anche l'ammaina-bandiera della mia stagione nella CO e per evitare ripensamenti "qualcuno" ha voluto darmi una mano decisiva!
Durante il viaggio d'andata, riflettevo sui due appuntamenti principali: la gara di trailO e la staffetta con Colombo; entrambe le gare sarebbero arrivate a fine vacanza e così avrei avuto il tempo di prepararmi bene.
La prima tappa HOP, si correva al laghetto di Roana sotto il solito "ben accetto da me" sole; per essere più felice mi veniva regalato il ruolo di apri M40 (ben 2 tappe su 3, vorrei conoscere il random del programma...) e soprattutto appena dopo mezzogiorno! questi erano i primi segnali di una "fortuna" che mi avrebbe accompagnato lungo tutta la settimana....
Nonostante ciò, dopo una partenza con perdita della borraccia ed errore al secondo punto causa curve di livello random (a bordo carta), riesco a finire la prova in maniera dignitosa nonostante nel "cagatoio" finale (termine usato nel suo significato vero!) riesca a perdere qualche minuto.
Di questa gara mi rimarrà l'immagine di un bel arrivo accanto ad una pozza d'acqua divisa in tre parti a seconda del colore del liquido.... mai visto!
Dopo le esperienze logistiche passate, per lo più negative (ho ancora in mente la "dieta Pennar"), quest'anno Mary ha trovato uno splendido monolocale con tanto di vista sul grande momunento dei caduti.
Ho sempre pensato all'altipiano asiaghese come luogo fresco e silenzioso: nei primi giorni ho trovato caldo, umidità e pure molto smog causato dal traffico intenso.
La seconda tappa, con le condizioni climatiche immutate e pure l'orario di partenza era aggravata dalla dicitura long! intendiamoci: a me queste carte piacciono molto ma solo quando riesco a leggerle.... purtroppo, negli anni, ho imparato che sopra ad una certa temperatura posso pure stare al ritrovo perchè l'orienteering mi è nemico.
Nonostante Stegal mi avesse ceduto i suoi viveri prima di partire, ho pensato di andare a restituirglieli al secondo punto dopo che avevo stimato in 25 metri il dislivello fra due lanterne sulla stessa riga... (1-2); segnale inequivocabile di testa out! il buon Stefano mi evitava di tornare al ritrovo in anticipo caricandomi in spalla e portandomi a spasso per un'ora e mezzo senza farmi più guardare quell'odiosa carta bianca con punti neri.
Terza tappa: è l'ideale per preparare, mentalmente, il lancio della staffetta domenicale. C'è il sole ma, l'altitudine e l'aria mi danno soddisfazione; sono il primo della lista e la carta non è banale: sì, voglio caricarmi mentalmente e correre i punti sotto pressione.
Qui incomincia la seconda HOP!
quando tutto è pronto, arriva la sagoma del Dipa; Ale è un rag
azzo simpatico con cui duellavamo in HB, sempre pronto allo scherzo e dal carattere dilettantistico dello sport, un giorno si è ammalato: è diventato dirigente del CRL! da quel momento si è calato nelle vesti sempre più seriose del responsabile perdendo di vista quali fossero le sue origini orientistiche.
Come dicevo, il Dipa si avvicina e mi chiede se voglio fare la staffetta con lui; scopro che tale richiesta non è dettata dalla vecchia amicizia orientistica ma dal fatto che il CRL avrebbe convocato Marco
il sabato (voglio tralasciare una polemica su questa convocazione per evitare che i commenti del post possano diventare censurabili) ed io sarei rimasto solo.
Non so come l'abbia presa Ale, ma la mia risposta non è stata delle più gentili in quanto credo che ci siano modi di comportarsi eticamente che vadano al di là di risultati, classifiche o semplici coppe!
Visto che le parole non sono bastate a convincermi ci ha pensato "qualcuno" a farlo: infatti, inizio bene la gara, pago un paio di minuti dopo uno sforzo in salita, reggo bene le tratte centrali nonostante un minuto perso ad una buca (Friz mi racconterà di averla trovata subito perchè un tizio è uscito dal terreno chiedendogli se fosse la sua lanterna...) e mi avvio verso le lanterne finali.
E' noto che io non sia un drago in discesa: il mio unico pensiero è quello dell'integrità fisica poi, semmai, perdere meno tempo possibile; la regola valeva anche questa volta ma, a Campomulo durante la discesa del pendio (tratta 12-13) avevo dietro qualche "invisibile sagoma" che mi faceva fare un volo che in tutta la mia vita orientistica non avevo ancora fatto!
Risultato: a parte le varie escoriazioni, una terribile contusione al ginocchio; dopo quei primi attimi di dolore ed il successivo claudicante passo verso la strada, subentrava quella droga mentale che cancella per qualche ora la ragione e ti fa finire la gara ma ti presenta il conto a posteriori.
In queste condizioni non potevo vincere la birra di CosimO altrimenti i 36" del vincitore sarebbero stati uno scherzo...-)).
Ecco, mercoledì finiva la mia settimana da uomo sano per iniziarne una da "paralimpico", tanto per stare in tema TrailO.
Ho assistito, in veste di "uomo radio", alla spettacolare sprint del venerdì e alla staffetta della domenica, dove sembra che la "controgufata" abbia fatto effetto.-))
Un capitolo a parte merita la gara di trailO; non sapessi i retroscena in merito
alla disputa sulla cartina della gara griderei allo scandalo! non si può andare a Asiago, zona di cartine perfette per il trailO e finire in mezzo ad un prato dove buche e rocce non sarebbero utilizzate nemmeno per scopo didattico; una gara del genere la posso concepire per una sfortunata località della pianura padana a cui venga affidata una gara.
Ma ad Asiago no! credo che coloro (la maggioranza neofiti) che hanno fatto il primo allenamento sulla cartina della coppa Italia del 2009, si siano meravigliati della diversità e, forse, la complessità della tappa di quest'anno.
Di conseguenza, anche i quesiti proposti non erano tutti interessanti; già il primo punto a tempo faceva presagire poco di buono: cinque lanterne, con descrizione prato, posate molto vicine la cui unica logica passava da un incrocio fra recinto laterale e mezzeria della casa.
Mi sono piaciuti il secondo ed il terzo punto a tempo; avevano una loro logica e la soluzione richiedeva attenzione.
Generalizzando fra le mie impressioni e quanto sentito dai protagonisti, credo che i punti 1 - 4 (poi modificato)- 13 - 14 abbiano dato le maggiori lamentele.
Personalmente (sono tornato sul campo gara verso le 18 per rivedere tutto con calma), credo che per i punti 1 - 5 - 13 non avrei mai saputo rispondere con certezza in quanto, la vista non mi ha permesso di scegliere la risposta esatta; in particolare, la buca (5) e la roccia (13) potevano essere solo intuite.
Altri sono stati i motivi dei miei errori: le risposte della coppia 4 - 14 non sarebbe stata errata ma c'era un problema in sospeso dalla gara di Montichiari (2008). All'epoca, fu posata una lanterna a ridosso di un recinto ma fisicamente attaccata ai rami di una siepe: la sentenza dell'epoca recitava ".... la descrizione punti dice recinto e quindi il telo dev'essere attaccato al recinto.."
Bene, siccome vedo che il punto 4 è molto semplice mi ritorna in mente quella frase; per questo metto Z e vado avanti. Il problema mi si ripropone alla 14: qui capisco che è impossibile che il tracciatore abbia usato 2 volte la stessa soluzione ma, per coerenza decido di mettere Z nonostante avessi visto che la risposta esatta fosse C.
Dalle soluzioni capisco che la predetta sentenza fosse valida solo nel 2008 ma non mi rammarico perchè la risposta alla quattro è Z per un altro motivo.... ma siamo nella settimana della fortuna ed è così che dopo la gara la risposta cambia da Z a B!
L'errore della 3 è proprio mio ed è anche una lezione: non sempre la lanterna è al centro del cerchio!
L'errore della 8 è .... non vorrei raccontarlo ma mostrare solo la mia carta: nel punto dove c'è il cocuzzolo (unico oggetto su cui basare la risposta) io ho un segno bianco figlio dell'usura del foglio! la mia soluzione era stata ricostruita allungando virtualmente un recinto di NW che passava proprio in mezzo al cerchio.
I punti 11 e 12 erano figli della stessa regola: i muretti sono cartografati da 1 metro di altezza; peccato che io l'abbia ricordata dopo la risposta 11....
Ultimo punto discusso il 13: ad essere pignoli la Z ci sta; in questi casi io ricordo sempre la frase che Roberta Falda mi disse una volta: "tu, una Z così, la metteresti?" siccome la mia risposta è stata negativa ho optato per la risposta A anche perchè ho notato che le curve di livello fra il punto 10 e 13 non combaciavano granchè.
Ci sarebbe anche la beffa, sventata all'ultimo istante: nella prima classifica ufficiale accanto al mio nome c'è la penalità di essere giunto fuori tempo massimo.... è vero che zoppicavo e non riuscivo a stare in piedi ma il mio cronometro dovrebbe ancora funzionare! in questo caso la fortuna non ha voluto infierire troppo ed il cartellino mi ha reso giustizia.
Credo che questa volta la stagione sia davvero finita: dovevo andare al Brallo ma il ginocchio è ancora gonfio anche se spero che la settimana della fortuna sia finita tra i boschi vicentini.

sabato 21 agosto 2010

Interessante

Volevo invitare coloro che passano da queste parti a leggersi l'articolo su http://news.worldofo.com/ ; è molto interessante poichè tratta alcuni argomenti che potrebbero interessare il WOC 2014 e, più in generale, il futuro format dei campionati mondiali. Purtroppo è in inglese ma credo che l'Er-team potrebbe riproporlo in italiano sul suo sito per fare un sondaggio, con conseguente polemica, tra gli orientisti di casa nostra.

lunedì 26 luglio 2010

O-Ringen 2010


Era dal 1993 che aspettavo di venire a questa gara; ogni anno mi riproponevo la trasferta in Svezia ma sempre con esito negativo. Invidiavo molto coloro che mi raccontavano le loro storie: tanti orientisti, supermercati di attrezzature CO, enormi parcheggi, carte e terreni stimolanti, avversari di un altro livello ecc...
Ebbene, tutto questo si è avverato in questa settimana! in questo post non voglio raccontare le mie gare, perchè sono uno dei tanti sconosciuti che girano nel bosco con una carta e ben poco possono dire nella voce "classifica".
Voglio raccontare che cos'è questa gara a chi non c'è mai stato ed ha negli occhi solo qualche esperienza multidays dai numeri ridotti.
Innanzitutto, questa manifestazione è gestita da una società vera e propria che si occupa di tutto l'aspetto logistico; quest'anno le iscrizioni sono state oltre le 11 mila ed è un numero nemmeno troppo grande. Infatti, in altre occasioni si è arrivato a punte di 20 mila partecipanti e sotto quota 10 mila iscritti si tende a dire che "le cose sono andate male!"
Devo ammettere che, al ritrovo delle gare, tutta questa gente non si nota: col fatto che le partenze sono spalmate su 5-6 ore e che gli orientisti sono nel bosco, quelli che aspettano a bordo finish sono abbastanza pochi; molto diverso è, invece, il via vai di gente: quelli che partono presto, se ne vanno via incrociando coloro che devono ancora affrontare il bosco che a loro volta incrocieranno gli ultimi a partire; insomma: sembra di essere in mezzo ad una strada in un giorno di mercato!
La stessa scena si ripete, per ore, nel corridoio finale: ci sono almeno una decina di strisce parallele che determinano i finish per ciascuna categoria; ad ogni categoria è associato uno sponsor ed è tramite esso che si determinano le diverse start ed i finish; in questo largo canalone, per ore ed ore, arrivano persone di ogni età che spingono come se la vittoria fosse a portata di mano.
Attorno al traguardo, oltre ad una sterminata distesa di zaini, tende, bandiere, ci sono tutta una serie di stand di dimensioni importanti; si passa dai containers degli speaker (qui c'è una frequenza radio che trasmette in diretta), alla tenda con i PC in rete per vedere i risultati live, ad un minimarket orientistico per le emergenze, alla zona massaggi, ad un enorme kindergarden dove i bambini sono numerati con una pettorina.... a questo proposito, ho notato che anzichè farli giocare, i responsabili insegnavano loro dei lavoretti e per questo mi sono stupito nel vedere bambini con martello e chiodi!
La zona docce e bagni è enorme in quanto la maggior parte dei partecipanti è abituata a fare la doccia all'aperto indipendentemente dal clima; non mancando gli stand per il cibo anche se il menù non è proprio quello tipico italiano.
Il centro gare è una piccola cittadella: sembra di essere ad una fiera, non solo perchè qui si vende di tutto ma perchè la gente vaga avanti ed indietro a cercare gadget o curiosità legate all'evento.
La cittadella di Orebro è stata invasa dal popolo orientista; il primo giorno si è tenuta una sprint in centro ed è stata fatta la classica sfilata; sinceramente, non si notano molte altre segnalazioni riguardanti la manifestazione nonostante ristoranti ed alberghi abbiano aumentato i loro coperti.
Raccontato il lato logistico volevo parlare dei boschi e delle carte: sarà pure vero che sono capitato nell'anno in cui Simone Luder dice che: "questo è il bosco più tecnico della Svezia", ma questo terreno è fantastico! dopo molto tempo sono tornato a fare orientamento vero, quello dove non ti puoi distrarre un'attimo perchè se perdi la concentrazione hai un errore a carico di minuti; e non parlo solo per me, perchè ho notato split di Campioni passare dai primi dieci posti agli ultimi dieci...
Come dice Remo, per il fair play non si dovrebbe chiedere nulla agli altri, ma qui ho visto gente in difficoltà (io per primo) che se non avesse chiesto la propria posizione starebbe girando ancora adesso. Il fatto è che, il terreno è molto piatto ma, a tratti, anche molto dettagliato; tutto si assomiglia e l'unico aiuto sono le T disseminate sulla carta. Le cartine sono molto precise ma si deve capire subito ciò che viene cartografato e quali colori vengono utilizzati; il sottofondo è molto soffice perchè è il muschio che domina questi terreni.
Per gli amanti culinari, segnalo la quantità notevole di frutti di bosco e le frequenti zone di funghi; il panorama è davvero bello: si passa da colline rocciose a distese piatte e pulite di pini con visibilità ampia; le paludi, complice la siccità delle ultime settimane, sono percorribili ed aiutano molto nella navigazione. Logicamente qui è necessario viaggiare con la bussola: per molti anni ne ho fatto a meno ma in questa circostanza ho dovuto fare un corso accelerato perchè altrimenti ci vuole davvero poco a viaggiare fuori rotta.
Un discorso meritano anche gli avversari; qui ho capito davvero il mio livello: scarso! non parlo tecnicamente, ma in generale.... la cartina ed il bosco, viaggiando concentrato, non mi hanno dato grossi problemi ma la differenza è nella velocità di esecuzione! qui vedo veramente qual'è il livello medio degli orientisti scandinavi (sui loro terreni) e ho incominciato a capire perchè orientisti come Baccega, Corradini, Anuchkin, faticavano a stare nei primi 20! il livello medio è tale che 2-3 minuti di differenza significano 20-30 posizioni; una cosa che mi è sembrata buffa è che, quando si sbaglia, il tempo che si perde è maggiore di quello percepito. Per lungo tempo mi sono appostato lungo il corridoio finale e ho valutato lo stato di forma dei partecipanti; anche coloro che sono sovrappeso (pochi) hanno una velocità comunque sostenuta indipendentemente dall'età.
I dintorni della cittadina di Orebro sono l'ideale per l'orientista: cartine a due passi dalla città, con percorsi fissi di difficoltà crescente sia per la corsa che per la mountain bike; ma, anche solo per correre, i lunghi sentieri che tagliano queste pinete danno la sensazione di essere in un paradiso dove, complice il clima, la fatica si sente davvero poco.
Come anticipato, non vorrei scrivere molto sulle mie prestazioni: quando il tempo è stato nuvoloso e piovoso sono riuscito a divertirmi e sbagliare poco mentre col caldo ho maledetto questa trasferta; sembra strano, ma l'escursione termica fra le varie giornate è stata notevole! dai 10-15 gradi ai quasi 30 della terza tappa.
Sinceramente, essendo la prima volta che mi cimentavo su questo tipo di terreno pensavo di sbagliare maggiormente; dopo tanto tempo ho ritrovato quel gusto di correre con la carta in mano, forse perchè la sfida con i terreni scandinavi mi mancava.
Credo che ogni orientista debba venire qui a provare, vedere, capire; poi, potrà iniziare a fare confronti con altri luoghi, situazioni, numeri.
Io ho aspettato 17 anni, forse troppi, magari ho il rimpianto di non chiamarmi Mark Johansson (nome di fantasia suggeritomi dal GOK) per poter rivivere all'infinito quelle sensazioni che ho sentito in questa trasferta. Al ritorno le cartine...
O-Ringen

Prima tappa:
Seconda tappa:
Terza tappa:
Quarta tappa:
Quinta tappa:

domenica 30 maggio 2010

Settimana a Tampere

Descrivere quattro gare di trailO, disputate in appena 24 ore, potrebbe essere noioso per chi legge; per questo motivo farò un riassunto di vari aspetti e curiosità relativi a questa trasferta.
Innanzitutto, volevo scrivere della città: sulla carta è la terza città finlandese ma, paragonata alle città italiane, potrei dire che non sarebbe nemmeno nelle prime cento città, in una ipotetica classifica. La vita è molto tranquilla, c'è tanto verde, tanta acqua, tanti spazi, tante piste ciclabili e pedonali, tanta gente che fa sport; viceversa, essendo una cittadella creata da vecchie fabbriche, non ha grandi tradizioni o attrazioni escluso qualche museo specifico. La temperatura è fresca ed il tempo molto variabile mentre la luce solare si protrae almeno per 20 ore! non c'è una zona particolare per shopping poichè le case si estendono lungo una striscia di terra racchiusa da due laghi; per questo, i nuovi centri commerciali sono costruiti in periferia comunque ben collegati dai mezzi pubblici che, con Mary, abbiamo sfruttato molto; a questo proposito, devo ammettere che qui ognuno paga il biglietto poichè si entra solo dalla porta anteriore sotto l'attento controllo dell'autista.
La fortuna degli sportivi di Tampere è avere un paio di boschi in città dove possono andare ad esercitarsi in molteplici sport: oltre alla solita corsa e bicicletta, al centro Kauppi ho visto una serie di squadre esercitarsi in sport di diverso tipo: calcio, freesbee, calcio con un pallone enorme, una variante del baseball, una palestra all'aperto....
Non avendo una cartina d'orienteering, non ho potuto provare ad esercitarmi su questo terreno a me sconosciuto: la zona è disegnata con il colore bianco ma è davvero difficile correre in mezzo a questa vegetazione. Mi ha ricordato i boschi di Asiago, con meno pendenze ma tutta una serie di sassi e rocce a rendere interessante la carta; nel 2001, su queste cartine si sono corsi i WOC ed è stato interessante osservare i percorsi in internet.
Il super weekend era un appuntamento che mi avevo segnato nell'autunno 2009, quando sono venuto ai Nordic match con la nazionale; questo terreno mi aveva affascinato per la sua complessità e la differenza dalle nostre gare era notevole. Purtroppo, l'anno scorso, ero influenzato e non ero riuscito ad esprimermi al meglio; quest'anno, la mia vera sfida era con il bosco e non contro gli avversari, soprattutto Remo che è molto più familiare con i terreni e con gli atleti nordici.
L'organizzazione è affidata a quattro persone che gestiscono tutto l'evento: Sari, Jari, Marj e Hannu sono ovunque e coordinano una ventina di persone addette alla posa e cronometraggio; ne risentono gli orari di partenza in quanto il ritrovo della seconda e terza tappa è un distante e la mass start divisa in tre gruppi non sempre viene rispettata. A proposito di mass start, devo confermare di non amare questo tipo di soluzione: arrivare in venti (se non sessanta come nella terza tappa) sul primo punto è davvero una brutta sensazione consideranto che ci sono le carrozzelle e talvolta passeggini ....
Il sabato mattina c'è il primo impegno: 20 punti + 2 a tempo per 110' ; il cielo è variabile e fa fresco. Il terreno è quello tipico di questa zona: sassi, rocce, bosco con visibilità ridotta; del primo gruppo di lanterne sbaglio grossolanamente una Z che avevo visto bene ma alla fine sono stato condizionato dalle molte persone che assiepavano il punto di vista.
Sugli errori al numero 9, 12, 17 non ho rimpianti in quanto i dubbi mi sono rimasti anche dopo la gara; in questa tappa ho avuto problemi di tempo e fortunatamente le ultime tre risposte erano facili. Molto semplici i punti a tempo anche se sul primo ho impiegato troppo tempo per non dare risposte affrettate.
Il tempo di mangiare qualcosa, presso una struttura convenzionata, ed alle 15 si parte per il tempO: otto gruppi di lanterne da tre quesiti ciascuno. La start list è data dalla classifica generale e quindi parto fra i primi; durante il percorso prendo anche un d'acqua, ma chi è partito mezz'ora dopo ha gareggiato con l'acquazzone! Mi sono divertito molto con questa formula: per ogni errore 45" di penalità più il tempo impiegato; nella classifica finale ogni 60" costavano un punto (quindi 200" di tempo totale costavano 3 punti e 20"). Alla fine, sembra pagasse maggiormente la velocità piuttosto che la precisione ma sulla tattica ci sarà da studiare....
La mia prestazione parte con un errore di chiamata dettata dalla fretta (la signora mi dice: "You can't change answer!"); al secondo gruppo temo di averne sbagliata un'altra, mentre al terzo grappolo sbaglio una risposta facile però distinguere le fronde di due abeti uno davanti all'altro non è affatto semplice. La quarta fermata è tremenda (non solo per me): ben due gli errori! purtroppo non sono riuscito ad impostare mentalmente bene quell'avvalamento. Qui inizia a piovere ed ho ancora più fretta in quanto non avevo portato nulla con me (ad inizio prova c'era il sole...); ancora una risposta sbagliata al quinto grappolo e poi, finalmente un percorso netto fino alla fine.
Sicuramente l'esperimento è stato positivo ma c'è bisogno di allenamento specifico in quanto la velocità di alcuni atleti è davvero sorprendente!
Verso le 19, nuova mass start (ma proprio tutti!) per 16 punti + 2 a tempo in 80'; in questa fase inizio a sentire la stanchezza ed un calo di zuccheri. Commetto un errore al punto 4 per una Z millimimetrica (sono senza occhiali in quanto ho perso una lente) ma quello che mi brucia è l'errore di punzonatura della 8 sulla 9! me lo sentivo in quanto le sensazioni fisiche erano le stesse di quando faccio quel tipo di errore; nessun rimpianto sull'errore alla numero 7 che rifarei sempre così. Lunga coda per i punti a tempo, con la conseguenza di innervosirmi troppo a causa della fame e del buio che c'è in zona punto (sono quasi le 21!); rispondo senza convinzione ai quesiti ma la fortuna mi aiuta nella seconda risposta!
Torno all'hotel con l'amaro in bocca per il calo fisico finale ma consapevole di aver migliorato rispetto al 2009.
La domenica mattina il sole appare fra i boschi di Tampere ma i concorrenti non si fidano molto ad abbandonare le proprie giacche; la gara preve 20 punti + 2 a tempo in 150'. Tutto sembra partire bene con la prima risposta dove sono rimasto indeciso fra la D e la Z (Remo dice Z e fa l'unico errore della giornata) ma punzono giusto; black out dalla 4 alla 6: le prime due figlie dello stesso errore: curve di livello (poi scriverò il perchè); la sei, una specie di cimitero (in realtà erano blocchi di cemento con palo di ferro verticale) con un piccolo problema: le lanterne erano visibili solo dal punto di vista e provate voi a sgomitare con 10-15 persone per osservare 30 metri più in basso quale sia il cemento giusto! alla fine ho tirato un a caso fra le due più lontane. Buona la sequenza fino al punto 13 (errore alla undici ma vedi motivo 4 e 5) poi, sindrome da Z al 14 e 15! chi fa trailO sa che se non trova una Z nelle prime 10 risposte inizia a preoccuparsi.... a parte gli scherzi, in entrambi i punti le risposte erano abbastanza evidenti, ma chissà perchè ho dovuto cercare motivazioni valide per convincermi che non lo fossero! Tutto ok fino alla lanterna 20. I due punti a tempo davvero cattivi: io reputo cattivi i punti dove la scena o la carta viene parzialmente celata. Nel primo punto, io ho risposto A che, visto sulla carta, sembra da stupidi! in realtà il bivio non era in mezzo ad un bosco piatto ma all'inizio della salita... peggiore, il secondo controllo a tempo dove la roccia più vicina alla strada era coperta da degli abeti mentre la lanterna C era stata posata ai piedi di una roccia (sempre davanti alle altre) ma di piccole dimensioni. Tutto legittimo, ma che insegna a non sottovalutare certi particolari anche nelle lanterne a tempo.
Il discorso curve di livello è molto semplice: sulla carta c'è scritto equidistanza 2,5 mentre nella realtà potrei definirle a proprio piacimento; ho capito che queste curve vengono disegnate non alla misura reale ma soprattutto per segnalare forme particolari del terreno indipendentemente dalla loro altezza.
Una nota di merito a Remo che ha saputo ben interpretare queste curve anche se l'unico suo errore è stato causato proprio da questo oggetto; da segnalare che, al contrario di quello sostenuto da molta gente CO-orientista, il podio, ed il suo prolungamento, è composto da giovani di varie nazioni, segno che una buona vista ed un cervello non ancora usurato fanno ancora la differenza!
In conclusione, torno a casa dopo una vacanza rilassante, al fresco, conscio di aver migliorato il mio rapporto con le rocce finlandesi ma di aver trovato un nuovo ostacolo nelle curve di livello! ma di questo me ne occuperò nel prossimo super weekend.