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lunedì 26 luglio 2010

O-Ringen 2010


Era dal 1993 che aspettavo di venire a questa gara; ogni anno mi riproponevo la trasferta in Svezia ma sempre con esito negativo. Invidiavo molto coloro che mi raccontavano le loro storie: tanti orientisti, supermercati di attrezzature CO, enormi parcheggi, carte e terreni stimolanti, avversari di un altro livello ecc...
Ebbene, tutto questo si è avverato in questa settimana! in questo post non voglio raccontare le mie gare, perchè sono uno dei tanti sconosciuti che girano nel bosco con una carta e ben poco possono dire nella voce "classifica".
Voglio raccontare che cos'è questa gara a chi non c'è mai stato ed ha negli occhi solo qualche esperienza multidays dai numeri ridotti.
Innanzitutto, questa manifestazione è gestita da una società vera e propria che si occupa di tutto l'aspetto logistico; quest'anno le iscrizioni sono state oltre le 11 mila ed è un numero nemmeno troppo grande. Infatti, in altre occasioni si è arrivato a punte di 20 mila partecipanti e sotto quota 10 mila iscritti si tende a dire che "le cose sono andate male!"
Devo ammettere che, al ritrovo delle gare, tutta questa gente non si nota: col fatto che le partenze sono spalmate su 5-6 ore e che gli orientisti sono nel bosco, quelli che aspettano a bordo finish sono abbastanza pochi; molto diverso è, invece, il via vai di gente: quelli che partono presto, se ne vanno via incrociando coloro che devono ancora affrontare il bosco che a loro volta incrocieranno gli ultimi a partire; insomma: sembra di essere in mezzo ad una strada in un giorno di mercato!
La stessa scena si ripete, per ore, nel corridoio finale: ci sono almeno una decina di strisce parallele che determinano i finish per ciascuna categoria; ad ogni categoria è associato uno sponsor ed è tramite esso che si determinano le diverse start ed i finish; in questo largo canalone, per ore ed ore, arrivano persone di ogni età che spingono come se la vittoria fosse a portata di mano.
Attorno al traguardo, oltre ad una sterminata distesa di zaini, tende, bandiere, ci sono tutta una serie di stand di dimensioni importanti; si passa dai containers degli speaker (qui c'è una frequenza radio che trasmette in diretta), alla tenda con i PC in rete per vedere i risultati live, ad un minimarket orientistico per le emergenze, alla zona massaggi, ad un enorme kindergarden dove i bambini sono numerati con una pettorina.... a questo proposito, ho notato che anzichè farli giocare, i responsabili insegnavano loro dei lavoretti e per questo mi sono stupito nel vedere bambini con martello e chiodi!
La zona docce e bagni è enorme in quanto la maggior parte dei partecipanti è abituata a fare la doccia all'aperto indipendentemente dal clima; non mancando gli stand per il cibo anche se il menù non è proprio quello tipico italiano.
Il centro gare è una piccola cittadella: sembra di essere ad una fiera, non solo perchè qui si vende di tutto ma perchè la gente vaga avanti ed indietro a cercare gadget o curiosità legate all'evento.
La cittadella di Orebro è stata invasa dal popolo orientista; il primo giorno si è tenuta una sprint in centro ed è stata fatta la classica sfilata; sinceramente, non si notano molte altre segnalazioni riguardanti la manifestazione nonostante ristoranti ed alberghi abbiano aumentato i loro coperti.
Raccontato il lato logistico volevo parlare dei boschi e delle carte: sarà pure vero che sono capitato nell'anno in cui Simone Luder dice che: "questo è il bosco più tecnico della Svezia", ma questo terreno è fantastico! dopo molto tempo sono tornato a fare orientamento vero, quello dove non ti puoi distrarre un'attimo perchè se perdi la concentrazione hai un errore a carico di minuti; e non parlo solo per me, perchè ho notato split di Campioni passare dai primi dieci posti agli ultimi dieci...
Come dice Remo, per il fair play non si dovrebbe chiedere nulla agli altri, ma qui ho visto gente in difficoltà (io per primo) che se non avesse chiesto la propria posizione starebbe girando ancora adesso. Il fatto è che, il terreno è molto piatto ma, a tratti, anche molto dettagliato; tutto si assomiglia e l'unico aiuto sono le T disseminate sulla carta. Le cartine sono molto precise ma si deve capire subito ciò che viene cartografato e quali colori vengono utilizzati; il sottofondo è molto soffice perchè è il muschio che domina questi terreni.
Per gli amanti culinari, segnalo la quantità notevole di frutti di bosco e le frequenti zone di funghi; il panorama è davvero bello: si passa da colline rocciose a distese piatte e pulite di pini con visibilità ampia; le paludi, complice la siccità delle ultime settimane, sono percorribili ed aiutano molto nella navigazione. Logicamente qui è necessario viaggiare con la bussola: per molti anni ne ho fatto a meno ma in questa circostanza ho dovuto fare un corso accelerato perchè altrimenti ci vuole davvero poco a viaggiare fuori rotta.
Un discorso meritano anche gli avversari; qui ho capito davvero il mio livello: scarso! non parlo tecnicamente, ma in generale.... la cartina ed il bosco, viaggiando concentrato, non mi hanno dato grossi problemi ma la differenza è nella velocità di esecuzione! qui vedo veramente qual'è il livello medio degli orientisti scandinavi (sui loro terreni) e ho incominciato a capire perchè orientisti come Baccega, Corradini, Anuchkin, faticavano a stare nei primi 20! il livello medio è tale che 2-3 minuti di differenza significano 20-30 posizioni; una cosa che mi è sembrata buffa è che, quando si sbaglia, il tempo che si perde è maggiore di quello percepito. Per lungo tempo mi sono appostato lungo il corridoio finale e ho valutato lo stato di forma dei partecipanti; anche coloro che sono sovrappeso (pochi) hanno una velocità comunque sostenuta indipendentemente dall'età.
I dintorni della cittadina di Orebro sono l'ideale per l'orientista: cartine a due passi dalla città, con percorsi fissi di difficoltà crescente sia per la corsa che per la mountain bike; ma, anche solo per correre, i lunghi sentieri che tagliano queste pinete danno la sensazione di essere in un paradiso dove, complice il clima, la fatica si sente davvero poco.
Come anticipato, non vorrei scrivere molto sulle mie prestazioni: quando il tempo è stato nuvoloso e piovoso sono riuscito a divertirmi e sbagliare poco mentre col caldo ho maledetto questa trasferta; sembra strano, ma l'escursione termica fra le varie giornate è stata notevole! dai 10-15 gradi ai quasi 30 della terza tappa.
Sinceramente, essendo la prima volta che mi cimentavo su questo tipo di terreno pensavo di sbagliare maggiormente; dopo tanto tempo ho ritrovato quel gusto di correre con la carta in mano, forse perchè la sfida con i terreni scandinavi mi mancava.
Credo che ogni orientista debba venire qui a provare, vedere, capire; poi, potrà iniziare a fare confronti con altri luoghi, situazioni, numeri.
Io ho aspettato 17 anni, forse troppi, magari ho il rimpianto di non chiamarmi Mark Johansson (nome di fantasia suggeritomi dal GOK) per poter rivivere all'infinito quelle sensazioni che ho sentito in questa trasferta. Al ritorno le cartine...
O-Ringen

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