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lunedì 4 ottobre 2010

Trieste & Monte Prat

Ultimamente ho tralasciato il blog per due motivi: il primo è legato all'infortunio che non mi ha permesso di fare gare con lo spirito giusto, il secondo perchè sono impegnato a rifinire la gara del Forlanini e a tenere vivo il sito del trailo.
Non potevo, però, non commentare i campionati italiani di trailo: erano i primi in assoluto e per questo li aspettavo con curiosità.
Il motivo era molto semplice: nelle ultime gare nazionali, per vari motivi, il livello tecnico delle gare era sceso paurosamente! io che venivo dal superweekend finlandese e dai terreni dell'O-ringen non mi capacitavo del fatto che il nostro tipo di trailo si fermasse a quesiti di basso livello.
La mia paura è aumentata dopo la gara di sabato: 11 punti di controllo, di cui 5 davvero elementari, un punto a cui solo una persona ha risposto correttamente! 5 punti a tempo troppo impegnativi (uno annullato per cartografia errata...).
Non voglio rivangare certe leggerezze perchè ho resettato questa parte di gara; scrivo ciò nonostante il mio risultato fosse buono e sarebbe potuto essere ancora migliore se la mia visione di sport fosse legata solo ed esclusivamente alla classifica (chi c'era sa a cosa sto alludendo).
In questo post voglio raccontare, invece, quello che è stato davvero il campionato italiano e cioè la gara di domenica! ecco, durante quella gara ho risentito quelle sensazioni che avevo provato in Scandinavia: avversari italiani e stranieri di alto livello, percorso immerso fra prati e boschi con tanti punti più o meno facili; finalmente risentire dentro di me quella voce che ti dice "se ho fatto giusto questo punto sono bravo!" e non "speriamo che sia questa quella giusta".
Sono contento perchè la classifica ha rispecchiato i valori veri dei partecipanti, non perchè io mi senta terzo in Italia ma perchè Remo e Guido sono i due migliori e Renato è subito dietro; Alberto e Marina hanno, forse, mostrato i loro limiti nelle giornate in cui non sono in forma e questo non ce lo si può permettere se si gareggia con avversari molto forti.
Sono contento per Stegal perchè nella sua modestia è sempre lì, appena dietro i migliori come quei mediani del calcio; sono sorpreso dalla prestazione dell'atleta laziale e curioso di rivederla all'opera perchè una cosa che tutti dicono è che questo uno sport "per vecchi e zoppi" ma nessuno ha notato che le donne hanno capacità quasi superiori ai colleghi uomini! magari è proprio questa cosa che infastidisce l'orientista medio, abituato a leggere la sigla W come una categoria inferiore....
Sembrerò polemico ma sono infastidito dalla battuta del presidente (fortunatamente non tradotta in inglese agli ospiti presenti) che confermava l'idea che il trailo lo si debba fare solo a certe condizioni. Personalmente considero il trailO una disciplina (chiamatela sportiva o meno) completamente diversa dall'orientamento classico: è uno sport di testa, come potrebbero esserlo gli scacchi, il sudoku, la dama, le carte; si svolge all'aperto e necessità di una visione del terreno degna di un cartografo o un geometra. Essendo una disciplina giovane ha bisogno di tempo per stabilire dei canoni su cui basare le proprie regole e convenzioni; il luogo comune dello "sport delle polemiche" nasce proprio dal fatto che non tutto è stato ancora codificato; molte volte la leggerezza del tracciatore/cartografo alimenta discussioni che altrimenti non esisterebbero. A livello psicologico paragono una gara a quei concorsi pubblici con risposte multiple: a fine esame, quando si discute con gli amici, si va a criticare/polemizzare sulle risposte sbagliate e si cerca ogni scusante per rendere meno amaro l'errore commesso; ecco, secondo me, dopo la gara di trailO scatta questo meccanismo umano che porta a cercare giustificazioni per i propri errori.
Analizzando la gara, credo che la cosa migliore è sapere che si poteva fare percorso netto; sembra banale ma sapere che si sarebbe potuto vincere equivale a quando nella CO si analizzano gli split: molti atleti dicono "se non avessi sbagliato qui sarei potuto arrivare...". E' vero che con " i se ed i ma " non si va da nessuna parte ma psicologicamente è molto diverso che dire " anche se non avessi sbagliato non avrei potuto arrivare..." (o-ringen 2010: quando con la gara senza errori non sarei arrivato a metà classifica).
Per questo sono contento della mia trasferta a Monte Prat; mi sono divertito, ho vinto una medaglia e so che posso ancora fare meglio! chiudere la stagione in questo modo è la migliore cosa....
Un augurio a Plab che riesce ad ammalarsi proprio durante l'evento a cui teneva molto; è stata una fortuna che il regolamento del trofeo a squadre sia cambiato altrimenti il quarto posto assoluto non sarebbe stato alla nostra portata.