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domenica 21 novembre 2010

Forlanini

Chi fosse venuto qui solo per leggere qualche considerazione inerente la gara di trailO aspetti il prossimo post!
In questo racconto ho voluto rubare un pò di mestiere al maestro Stegal per raccontare quella che, per me, non è stata una semplice gara ma un'avventura lunga un anno.
Questa mattina, sono andato di buon'ora a correre al Forlanini; nell'ultima settimana ho passato più tempo lì che a casa. Ma questa volta ci sono andato con un umore diverso: ho voluto, virtualmente, stringere la mano a questo mio amico e dirgli "ce l'abbiamo fatta!".
Dovete sapere che da anni, oramai, vengo a correre in questo pezzo di terra confinato ad est di Milano vicino all'aeroporto di Linate; lui mi ha visto sudare con il caldo, il freddo, il vento, la neve. Ogni volta mi chiedeva: ma chi te lo fa fare? gli ho promesso che, un giorno, lo avrei reso partecipe di questo mio sport. Inizialmente, pensavo di fare una gara sprint di CO, ma Stegal con la "Milano nei parchi" mi aveva anticipato; ho sempre voluto tracciare io perchè mi sentivo il padrone di casa.
Un anno fa, durante un momento di pazzia del gruppo GOK, si decise di organizzare una gara di trailO nazionale; anzi, all'inizio si ipotizzarono due gare una al Monte stella l'altra al parco delle cave. Alla fine, il risultato fu quello di una sola gara al parco Forlanini.
A quel punto ho capito che era venuto il momento di dare il giusto tributo a questo mio compagno di allenamento anche perchè, nel 2011, lo dovrò abbandonare in quanto cambierò residenza.
Ricordo che la prima cosa che ho fatto è stata quella di andare a vedere la vegetazione autunnale e cominciare a capire come pianificare i tracciati; avevo come riferimento la cartina del 2006 di Marzari che, per la Milano nei parchi era ottima, ma per il trailO risultava essere deficitaria. Da quel momento, oltre che tracciatore ero diventato anche cartografo!

Prima di continuare il racconto cronologico, volevo enunciare i miei dogmi su cui ho fatto riferimento in questo lavoro:
- primo: se una persona (non importa il numero) percorre 1000 km. di strada, paga l'iscrizione, perde una giornata della sua vita per fare la mia gara, il minimo che possa fare è cercare di soddisfare le sue aspettative.
- secondo: il mio ideale di atleta trailO è colui che sa applicare correttamente il rapporto cartina - realtà ma non solo (altrimenti sarebbe uno sport per soli cartografi), deve avere la capacità di applicare regole logiche - geometriche laddove la sola vista non sia sufficiente (esempio: lanterna posata a nord di un sasso di 2X2, se il punto di vista è a sud la logica vuole che la lanterna non si veda...).
- terzo: se tutti vogliono fare la categoria Elité, anche non avendone le capacità, sono loro che devono adattare al percorso e non viceversa (ho notato che l'atleta accetta più facilmente di essere declassato in uno sport "fisico" in quanto l'inferiorità è palese mentre in uno sport "mentale", come il TrailO, nessuno accetta di sentirsi inferiore ad altri).

Avendo ricevuto questi due incarichi ho dovuto cominciare a studiare i vari OCAD, Condes, Photoshop ecc.... infatti, nonostante siano vent'anni che giro per l'Italia a caccia di lanterne non ho mai avuto cariche e titoli; solo una volta ho partecipato ad un corso tracciatori ma non ho dato l'esame in quanto non ero concorde con quanto appreso. La mia idea è che se qualcuno vuole ricoprire un incarico deve avere tempo, voglia e capacità per farlo: non sempre è così e molte volte i risultati si sono visti....
Comunque, per molte ore mi sono applicato affinchè la cartina diventasse idonea per la gara di trailO; più cartografavo, più mi venivano le idee e così facendo cambiavo più volte tracciati e punti. Il problema di un tracciato non è solo quello dei gruppi di controllo ma anche pianificare la zona di partenza, arrivo, punti a tempo, strade percorribili anche dai paralimpici, insomma non è semplice mettere assieme tutte queste cose contemporaneamente.
Un'altra mia idea è sempre stata quella di separare gli elité dalle altre categorie: più volte, nelle passate gare, mi è capitato di trovarmi nei pressi di un punto con dei gruppi di ragazzi che chiacchieravano, ipotizzavano se non, addirittura, si avvicinavano alle lanterne; questa cosa da fastidio al concorrente perchè ne viene condizionato. Così facendo, però, aumentavo il carico di lavoro....
Verso la fine di agosto carta e tracciati vari erano praticamente pronti: mancavano l'omologazione e la supervisione del delegato tecnico. Ad inizio novembre c'è stato il momento più difficile: entrambi i sopracitati ruoli si sono messi all'opera e nel giro di qualche giorno mi sono piovute una serie di osservazioni più o meno necessarie. E' stato grazie a Stefano che non ho mollato tutto quanto! il mio modo di lavorare e vivere è quello di programmare tutto ciò che è possibile fare; erano mesi che lavoravo a questo progetto proprio per non trovarmi all'ultimo minuto con delle problematiche. Trovarmi a 10 giorni dalla stampa con cartina da risistemare, percorsi da rivedere mi ha letteralmente mandato in bestia! il motivo non era quello che mi si dicesse di rivedere le cose ma la tempistica con cui mi era stato detto.
Partendo dal fatto che non conosco il software che uso (cioè non conosco alcune funzioni chiave) ho sempre dovuto fare una serie di procedure per ogni variazione richiesta; l'altro problema è che anch'io lavoro durante la settimana ed il tempo per fare queste modifiche non posso sottrarlo alla mia professione e, se permettete, anche al mio sonno!
Superato il momento critico, l'ultima settimana ho gestito iscrizioni e griglie: ho notato che, da buoni italiani, riusciamo sempre ad arrivare all'ultimo minuto ed oltre.... ultimi giorni passati, tra un acquazzone e l'altro, con Stefano e Mary a mettere pallini colorati in giro per il parco, a sistemare le oltre 90 lanterne e 30 paletti dei punti vista con Plab e Bibi indaffarati con le stampe di carte, cartellini, indicazioni.
Finalmente, il giorno da leone del mio amico parco è arrivato! sveglia di buon'ora ed alle 7, con Mary e Stefano, a posare tutto quanto necessario; i nuovi paletti che ho sperimentato si sono rivelati molto comodi. In un paio d'ore eravamo già pronti mentre Manea mi rincorreva per le ultime delucidazioni (in pratica si stava facendo la gara con le soluzioni..).
Il tempo di un caffè e subito in partenza in quanto, con Mary, ero stato assegnato al primo punto a tempo; molto bello ed utile è stato osservare i miei compagni/avversari mentre sono in gara. Verso le 12.30, finite le partenze, quando ormai pensavo di fare una breve pausa arrivava Alessio con un ragazzo a bordo di una carrozzina! panico: non aspettavamo nessuna persona con questo mezzo (la Da Re non era iscritta) ed avevamo optato di fare i punti a tempo in piedi. La presenza di questo concorrente avrebbe potuto inficiare questa scelta....
La calma ritorna quando Luca (questo il suo nome) mi racconta di essere lì per provare questo sport; la mia agenda è abbastanza piena di impegni ma non me la sento di dirgli "trovo qualcun altro". Gli spiego qualche regola base e lo porto al punto a tempo; poi prendiamo una carta degli Open A e facciamo 6 punti. Il ragazzo è molto perspicace e si appassiona subito a questa sfida mentale; capisco che potrà diventare un buon atleta di trailO quando, sbagliando il quinto punto (una malefica Z), non si abbatte e non accetta di essere stato "fregato". Perfetto, sei pronto per le prossime sfide!
Con rammarico gli devo comunicare che devo tornare perchè sono responsabile delle classifiche; inizio ad inserire i risultati e a gustarmi uno dei momenti più attesi: le risposte degli atleti! mi rendo conto che la maggior parte delle cose che avevo ipotizzato si erano avverate e quindi sono contento. Piccolo dispiacere quando sento che il punto 4 verrà annullato per la caduta del telo: nella sfortuna, questa lanterna non ha prodotto cambiamenti in classifica in quanto la maggior parte degli atleti aveva dato la risposta esatta.
I commenti post gara sono sempre i più rischiosi perchè gli atleti si ricordano solo dei propri errori; stranamente non sento grosse lamentele e mi stupisco chiedendomi se hanno fatto tutti bene oppure se davvero avevo fatto un buon lavoro.
Piccola pausa al bar del Saini, premiazioni e poi a raccogliere le lanterne con Stegal a mezzo servizio in quanto si è chiuso la macchina da solo (con chiavi dentro). Come al solito, quando si raccoglie non sempre si trova tutto ciò che si è seminato: fortunatamente, mancano solo un paio di paletti.....
Tutto finito? no! il buon servizio richiede che le classifiche, soluzioni e quant'altro siano on line il prima possibile. Quindi prima di andare a letto, ancora su internet per chiudere il cerchio iniziato un anno fa.
Prima di addormentarmi un ringraziamento a chi mi è stato vicino in questa avventura ed un pensiero a quel mio amico, compagno di allenamenti che per un giorno è stato protagonista di questo mio sport e forse, adesso, ha capito perchè ho faticato tanto in questi anni.

5 commenti:

Francesco ha detto...

Prima di tutto un ringraziamento per il lavoro di Marco e dei compagni di squadra.

Solo una nota riguardo alla divisione rigida dell'elité: io sono d'accordo, molto meglio arrivare quarto in una catogoria A che abbia una classifica degna di tale nome piuttosto che quart'ultimo in elité dove comunque mi sono divertito lo stesso.

rusky ha detto...

Ciao, secondo me, all'inizio non conta il risultato. Bisogna divertirsi e per fare ciò bisogna affrontare le categorie di pari passo con la propria capacità. Infatti, nella CO, nessuno si sognerebbe di fare gara in elitè dopo due o tre gare tra gli esordienti o MC. Non tanto per una questione fisica ma per le difficoltà tecniche che ci sono correndo a 5 o 6 minuti al chilometro. Analizzando le classifiche ho notato che ci sono degli atleti che hanno sbagliato delle risposte proprio perchè non conoscono le regole base del trailO. Se facessero qualche gara in una categoria inferiore arriverebbero già con una base in elitè e potrebbero concentrarsi solo sulle nuove difficoltà. Per questo ho cercato di curare anche il percorso della open A inserendo punti facili ad altri più insidiosi. Comunque è andata così ma spero che ognuno abbia capito dove sono i propri limiti. Un saluto e grazie per essere venuto.

Andrea S. Trent-O ha detto...

Caro Marco
ti voglio fare i più grandi complimenti per la passione che ci hai messo, che è la cosa più bella che si percepisce dal tuo post.
E' bello sapere che ci sono tante persone, anche in tutti gli altri sport e tante altre attività della vita, che si impegnano al meglio delle loro possibilità per una passione.
Qualsiasi essa sia!
Questo vale ovviamente anche per il "nostro" (per me è un bene collettivo) Stegal e tutti gli altri del vostro gruppo.

stegal ha detto...

Ecco che esce anche la vena poetica e romantica di uno dei Master più duri del circondario! E' stata una avventura, non uso aggettivi prima della parola perchè ognuno dai nostri racconti se ne può immaginare uno diverso.

Allora chiudo con Castelli e le sue immortali parole: "A n'altra de pù bèle"

rusky ha detto...

Stegal, questa "uno dei master più duri del circondario" mi mancava nel curriculum.... Appena finisco il post tecnico lo pubblico.